Come usare i social per fare Personal branding

I social network sono utilissimi se vuoi costruire il tuo Personal brand. Sono il primo riferimento per chiunque cerca informazioni su di te, quindi non puoi ignorarli ma soprattutto devi pensare che per te possono rappresentare una grande occasione per mettere in mostra le tue doti migliori. I social sono uno spazio privilegiato in cui raccontarsi, in cui condividere con altre persone i propri pensieri e riflessioni; in cui relazionarsi con colleghi e persone che si ammirano; in cui dar prova delle proprie capacità – puoi far vedere che sei una persona creativa, o ironica, che conosci davvero il tuo settore, che sai parlare a un pubblico, etc.

I social network sono il tuo biglietto da visita, il che significa che devi gestirli con molta cura, stabilire un piano dei contenuti da pubblicare e fare di tutto per preservare la tua reputazione. Il rovescio della medaglia, infatti, è che tutto quello che pubblicherai sui tuoi profili social sarà identificato con la tua persona agli occhi di chi ti conoscerà online (colleghi, ma anche recruiter e possibili clienti). E allora come procedere per fare bene Personal branding sui social? E quali canali scegliere per raccontarsi e dare la migliore versione di sé? Te lo spiego in questo post.

Cosa significa che i social sono il tuo biglietto da visita?

personal-branding-social-biglietto-da-visita

Quando ti ho parlato di che cos’è il Personal branding, ho posto l’accento sull’importanza di curare l’immagine online perché oggi ha di fatto sostituito quasi del tutto il tradizionale curriculum vitae. Il cv è il primo contatto tra te e l’azienda ma se un recruiter trova interessante il tuo profilo non si fermerà a quello: metterà sotto esame anche i tuoi account sui social.

Vedere cosa pubblichi, cosa condividi o in che tipo di pubblicazioni vieni taggato è una grandissima fonte di informazioni per chi vuole conoscerti meglio da un punto di vista sia professionale che personale. Ecco perché non puoi sottovalutare la tua condotta sui social se ti preoccupa il tuo Personal brand.

Fino a qualche anno fa non esisteva professionista che non custodisse nel proprio portafogli o nella propria borsa una buona scorta di biglietti da visita, fondamentali per presentarsi e per lasciare un riferimento con i propri dati.

Di cosa ci si preoccupava all’epoca? Di scegliere un bel design, coerente con la propria professione e, perché no, con la propria personalità, che i caratteri fossero leggibili e non banali, che la qualifica e i servizi indicati fossero chiari e significativi. Tutti speravamo che il nostro biglietto da visita fosse “memorabile” e prezioso per la persona che lo riceveva. Purtroppo non sempre accadeva e nella maggior parte dei casi quel pezzo di carta a cui avevamo affidato la nostra sorte, finiva dimenticato in qualche cassetto, quando non andava diretto nel cestino della spazzatura.

Oggi tutto questo è, fortunatamente, superato! Non dobbiamo più investire in volatili bigliettini di carta perché il nostro biglietto da visita è online, sempre disponibile: è il nostro profilo sui social network.

Se questo da una parte è un notevole miglioramento, perché non è più necessario il passaggio fisico del biglietto da visita – e quindi chiunque può consultare le informazioni sul nostro conto – dall’altra richiede una particolare attenzione a tutto quello che pubblichiamo e che ci riguarda perché chi consulta il nostro profilo può vedere tutto e magari farsi un’idea sbagliata di noi.

Grazie ai social abbiamo a disposizione tanti strumenti per presentarci e farci apprezzare in modo approfondito, ma dobbiamo tenere sotto controllo quello che in rete viene associato alla nostra persona.

“Da un grande potere derivano grandi responsabilità”: mai citazione fu più adatta. I social ci danno un grande potere ma richiedono anche l’assunzione di un grande onere: non lasciare nulla al caso, non trasmettere un messaggio sbagliato con commenti o pubblicazioni di dubbio gusto, controlla tutto quello che si dice online di te.

Su quale social network è meglio fare Personal branding?

fare-personal-branding-social

Se ti sei convinto dell’importanza di curare i tuoi profili social per costruire un marchio personale solido, probabilmente ora ti starai chiedendo come scegliere la piattaforma giusta per valorizzare il tuo brand come professionista.

La scelta del canale social non dovrebbe essere casuale, anzi dovrebbe essere ben ragionata e fatta in base a 4 elementi:

  • il tuo settore
  • il tipo di contenuti che vuoi condividere
  • il target a cui ti rivolgi
  • lo strumento che gestisci nel modo migliore e che più ti valorizza

Twitter

In generale possiamo dire che Twitter è perfetto per chi organizza o partecipa ad eventi, per chi ha necessità di dare aggiornamenti puntuali su quello che sta facendo o per chi punta molto sullo scambio di opinioni con altre persone o influencer del settore.

Se si sceglie di fare Personal branding su questo canale si deve essere disposti a produrre tanti contenuti (almeno un tweet al giorno), cercare gli hashtag migliori, seguire i trending topic e, in generale, ad essere sempre attivi e presenti.

LinkedIn

Se invece decidi di lavorare su Linkedin per rafforzare il tuo brand, devi essere cosciente che coerenza e professionalità devono caratterizzare ogni tua mossa. Su questo social puoi mostrare il tuo lato più professionale e le tue tue competenze. LinkedIn è perfetto per quelle persone che vogliono creare una rete di contatti e avvicinarsi a personalità di spicco del proprio settore. Con che frequenza pubblicare su LinkedIn? La buona notizia è che non è necessario pubblicare tanto come su Twitter; la cattiva è che a meno post corrisponde una maggiore qualità dei contenuti: per usare in modo proficuo LinkedIn ti basta un post a settimana, ma accertati di star condividendo dei contenuti davvero validi per chi ti segue.

YouTube

Passiamo a YouTube: è il social network perfetto per chi ha dimestichezza con il video e una dote naturale nel bucare lo schermo. Ti ho già parlato dei vantaggi di fare Personal branding con i video, sfruttando il video marketing. Tieni in considerazione che YouTube è il secondo più grande motore di ricerca al mondo, quindi se sei bravo puoi raggiungere un pubblico davvero ampio. Te lo consiglio se nel tuo lavoro mostri “come si fa” qualcosa o se attraverso il video riesci a rendere più interessante un argomento che in altri formati non avrebbe grande appeal.

Instagram

È il social network che cresce con più rapidità, il che significa che ogni giorno aumentano le persone presenti su questa piattaforma. È il canale preferito dalle fashion blogger e food blogger ma io credo che Instagram sia utilissimo anche per chi ha altri scopi: qui puoi far vedere quali sono le tue passioni, mostrare la tua creatività, la tua sensibilità. È perfetto per raccontare il tuo lato umano, oltre a quello professionale, permettendo così a chi vuole saperne di più su di te (recruiter, potenziali datori di lavoro, clienti) di farsi un’idea completa sulla tua personalità.

Facebook

Un’altra possibilità per fare Personal branding sui social è rappresentata da Facebook, il più grande network al mondo e probabilmente il primo che viene consultato da chi cerca informazioni su una persona. Come su Instagram, Facebook ti offre la possibilità di raccontare qualcosa in più su di te, oltre a quello che riguarda strettamente il tuo lavoro. Inoltre è un ottimo strumento per fare networking e sviluppare collaborazioni: nei gruppi di Facebook si riuniscono persone con interessi comuni, la conversazione è più aperta e rilassata ed è facile creare sodalizi professionali. Se saprai sfruttare bene questo social, ne trarrai grandi soddisfazioni.

Social network e reputazione: alcune raccomandazioni

I social rappresentano una grande opportunità per raccontarsi in modo dinamico sotto mille sfaccettature. Ma la familiarità che abbiamo con questi strumenti può portarci a commettere un grande errore: sottovalutare la portata di quello che condividiamo. Ecco perché voglio darti 8 consigli per usare bene qualsiasi social per fare Personal branding:

  1. Non trascurarli: se decidi di farti conoscere come professionista sui social la tua presenza deve essere costante.
  2. Ricorda che oggigiorno non esiste più la differenza tra sfera personale e sfera professionale: i recruiter e i clienti ti giudicheranno anche per la tua vita privata, se compare nei tuoi profili social.
  3. Condividi sempre contenuti ad hoc e personalizzati in base alle diverse piattaforme.
  4. Studia il linguaggio e il target di ogni social su cui scegli di comunicare.
  5. Usa i social network con intelligenza, comunicando in modo coerente la tua professionalità.
  6. Non pubblicare solo contenuti autoreferenziali e non peccare di egocentrismo: sui social è più apprezzato chi sa valorizzare i colleghi che lo meritano.
  7. Attenzione a post e foto imbarazzanti: controlla sempre le impostazioni della privacy e chi ha il permesso di taggarti in una pubblicazione.
  8. Cura sempre la tua foto profilo e la tua bio.

Michelle Obama: un ottimo esempio di Personal branding fatto sui social

personal-branding-social-esempio

Per concludere vorrei farti vedere cosa significa costruire un brand sui social coerente, che funziona e che è seguito con entusiasmo in tutto il mondo. Michelle Obama, ex first lady della Casa Bianca, ha saputo comunicare sui social la sua forte personalità e crearsi un seguito affezionato che apprezza quello che pubblica perché ne condivide gli ideali. Nonostante il suo ruolo di consorte del presidente degli Stati Uniti la mettesse in secondo piano, Michelle non è mai stata nell’ombra del marito, ha portato avanti le sue battaglie sociali e si è fatta conoscere come persona oltre che come personaggio pubblico. Il suo profilo Instagram è seguito da ben 20 milioni di persone. Il segreto del suo successo? Essere sempre rimasta coerente e autentica. Chi segue Michelle Obama lo fa perché sa che è esattamente come appare e che sul suo profilo troverà pubblicazioni in linea con la sua personalità: progetti a sostegno delle persone meno fortunate, iniziative benefiche, ispirazione.

Michelle Obama è davvero un ottimo esempio di personal brand e spero che il modo in cui è riuscita a sfruttare i social per dare attenzione alla sua attività e ai suoi progetti ti serva di ispirazione.

Conosci qualcun altro altrettanto bravo a usare i social per fare Personal branding?

Scrivimi il suo nome nei commenti!

Cosa significa essere donna? Un’anima poliedrica

Essere donna. In questa espressione si riassumono molteplici aspetti sull’universo femminile. L’universo femminile ha sogni chiusi nel cassetto, crede nell’amore, nei colpi di fulmine. L’universo della donna è un tesoro tutto da scoprire. Ogni momento vissuto dalla donna è una tessera di un puzzle. La donna vive di spiritualità e di interiorità. Può essere chiacchierona, così come può essere timida. La donna è sempre positiva anche se le sue giornate si colorano di grigio. Essere donna è progettare oggi il presente, è progettare questa giornata, quella che stai vivendo ORA. Essere donna è la consapevolezza che domani non sarà uguale all’oggi e quindi dovrai progettare e progettare ancora…perchè il futuro, quello, non dipende da noi.

” La donna uscì dalla costola dell’uomo, non dai piedi per essere calpestata, non dalla testa per essere superiore ma dal lato, per essere uguale, sotto il braccio per essere protetta, accanto al cuore per essere amata.”

William Shakespeare

Essere donna. Oggi.

Cosa significa “Essere donna”. E perchè cos’ha l’oggi di diverso rispetto al passato? La donna non è solo donna e basta. E’ mamma, moglie, figlia, amica, compagna. Tutto questo, in una sola persona. La donna è un mondo. Sorridenti e sempre pronte a rialzarci. Un flusso in continuo divenire. Il nostro stile può cambiare. Ma il nostro cuore è e resterà sempre quello.

Il corpo femminile è  mass-mediatizzato?

In passato com’era il corpo della donna? E com’è ora? In questo passaggio tra passato e presente, svolgono un ruolo cruciale i mass-media. In televisione, così come nelle pubblicità viene presentata un idealtipo di donna, quasi utopica caratterizzata da: una magrezza e bellezza irraggiungibile (se non attraverso trasformazioni chirurgiche), giovane con un volto rifatto e non solo, e ultimo ma non meno importante, ridotta a mero oggetto di decoro davanti a telecamere e obiettivi fotografici. La consapevolezza del sé, diverso da questi standard, conduce la donna verso stati di ansia, vergogna e controllo ossessivo del proprio corpo. Di foto di donne, dotate di un fisico perfetto, accompagnate da pose provocanti, e corpi chirurgicamente modificati il web ne è pieno. Moltissimi studi sono stati fatti in merito, tutti con un identico comun denominatore: il concetto di oggettivazione sessuale del corpo. In Italia il fenomeno dell’oggettivazione sessuale è particolarmente in crescita, come denunciato da Lorella Zanardo nella sua raccolta di immagini televisive di donne ridotte ad elementi di decoro accanto alle figure maschili.

Nel suo noto Ways of Seeing, John Berger aveva ripercorso la storia dell’arte occidentale e in particolare la rappresentazione del nudo femminile, per mostrare proprio che ‘laddove gli uomini agiscono, le donne appaiono. Gli uomini guardano le donne. Le donne osservano se stesse essere guardate”.

Le donne osservano se stesse essere guardate”, è qui che si palesa l’auto-oggettivazione della donna che guarda e tratta se stessa come oggetto di desiderio altrui.

E’ esattamente così che appare la donna in pubblicità, è esattamente così l’ultima modella di una pubblicità di Yves Saint Laurent. A ridosso della Festa della Donna dell’8 Marzo questa pubblicità in pochissimi secondi ha fatto il giro della Rete. Alcuni titoli descrivono la modella come “anoressica, umiliata e sottomessa”: ciò che si vede in foto è una modella con un body a pois e ai piedi tacchi a spillo e pattini a rotelle; descritta così non desterebbe scalpore, se non fosse per la testa chinata su di uno sgabello, ove ai lati dello stesso, pronte a cadere quasi prive di vita, vi sono le braccia penzoloni della modella, ma non è tutto… guardando con attenzione la foto, sulla schiena della modella è delineato un profilo, che concorre a rendere la stessa senza forma. La modella appare inespressiva, dalle forme sproporzionate per la loro eccessiva magrezza e senza pantaloni, come se qualcuno glieli avesse strappati di dosso durante un’ipotetica violenza. Una mannequin dalla magrezza eccessiva che sfiora i limiti dell’anoressia. Chi guarda questa pubblicità non si sofferma sul capo d’abbigliamento indossato dalla top, anzi, si sofferma sui tacchi a spillo con i pattini a rotelle. Come mai la scelta dei pattini a rotelle?  Pattini a rotelle come rifiuto dei tacchi a spillo, simbolo per antonomasia della femminilità. E la Rete come ha reagito?

Come è solito in questi, la Rete non perdona, anzi. L’hashtag #YSLRetireTaPubDegradante ha fatto il giro di Twitter, dando vita ad una vera e propria querelle.

Ma questa è solo una delle tante pubblicità.

In questa sede però, ci teniamo ricordare che la Donna non è un bastone filiforme e né un oggetto da esibire, passivo, senza vita. La Donna non è assolutamente un corpo in vendita, ma è espressione di una sana femminilità, nobiltà d’animo, gentilezza fisica e soprattutto grandezza intellettuale.

Come si può definire il corpo di una donna?

Non esiste una definizione tecnico scientifica di donna. Non può esistere e non deve. La donna di per sé è una grandezza della Natura. E’ stata musa ispiratrice di vari artisti, scultori, poeti, registi. Tutti ricordiamo Anita Ekberg, musa ispiratrice di Federico Fellini, nella famosissima scena de “La Dolce Vita”, immergersi nella Fontana di Trevi. Questo è solo uno dei tantissimi frame cinematografici, ma ce ne sono tantissimi altri. La straordinaria grandezza intellettuale e gentilezza fisica della donna, fanno di lei un’entità soprannaturale/surreale. In lei vivono due entità: la prima è la mente, la seconda invece è appunto il suo corpo. La mente della donna appare come quella parte nascosta dell’iceberg, il corpo invece è la punta, quella che tutti riusciamo a vedere, il suo biglietto da visita per interagire con il mondo, il suo.

Ma come fa un corpo ad essere un biglietto da visita?

Il nostro corpo rivela chi siamo. Ruolo centrale e biglietto da visita attraverso cui ci presentiamo agli altri. Il nostro corpo gioca un ruolo fondamentale di interazione costante e continua con gli altri corpi. Erving Goffman, sociologo americano, ha descritto la quotidianità nei termini di una rappresentazione teatrale; siamo attori impegnati su un palcoscenico. Palcoscenico qui inteso come metafora della vita quotidiana, sul quale ognuno di noi si immerge quotidianamente per poter interagire con gli altri. Alla luce di questa considerazione, il nostro corpo, il nostro abbigliamento, è ciò che presentiamo ai nostri interlocutori. Il nostro abbigliamento rivela le nostre intenzioni, la nostra posizione nella società. L’abbigliamento diventa parte integrante della nostra personalità, specifica il sé, il nostro sé, il nostro ruolo.

Abbigliamento come fratello del corpo e figlio del tempo. L’abbigliamento è il protagonista indiscusso di ogni epoca, camaleontico e dunque capace di rinnovarsi rapidamente. Abbigliamento come fratello del corpo perché alla stregua di un fratello, che con la sua fedeltà ti indirizza sempre verso la scelta giusta da fare, è sempre lì al tuo fianco, pronto a sostenerti in ogni momento della tua vita anche nei momenti in cui il corpo da qualche segnale di cambiamento. E, mi ritorna alla memoria lo spot Calzedonia “Sorelle d’Italia”, il quale mostra la donna in vari momenti della sua vita accompagnata dalle sue fedeli calze; un’inedita rappresentazione dell’Inno di Mameli, dove i termini Italia e Vittoria vengono fatti rivivere per la prima volta con il significato di nomi di donna. Donne che ogni giorno combattono per un fine comune, andare sempre avanti, nonostante i problemi.

Com’è la percezione della donna, la sua immagine e l’immagine del suo corpo?

Corpo e immagine corporea sono due mondi differenti. Il corpo è la rappresentazione spazio-sensoriale, l’immagine corporea invece è multidimensionale, olistica, sviluppata attraverso un tipo di rappresentazione cognitivo-emozionale, autoriferita e personale.

Il corpo è la rappresentazione oggettiva, l’immagine corporea è soggettiva, affettiva, cognitiva. L’immagine corporea insieme al corpo si sviluppa, si modifica e cambia costantemente nel corso della vita. Il corpo è il luogo elettivo, espansione ed espressione della nostra identità affettiva e percettiva.

Garner e Garfinkel definiscono la componente affettiva con il termine “Body image affect”- sentimenti ed emozioni legati al proprio corpo-  e quella cognitiva come “Body image attitude”, idee e credenze che organizzano la nostra percezione del corpo. Questa dicotomia tra idee e credenze, sentimenti ed emozioni, ci invita a leggere anche i messaggi mediatici in maniera diversa, connessi ad una società contemporanea che promuove, enfatizza, esaspera i canoni di bellezza e magrezza con un notevole impatto sulla propria autostima. Nelle pubblicità assistiamo sempre più a termini come “Scolpiti”, “Modellato” quasi come se il corpo avesse il bisogno di assurgere a figura statuaria grazie ad un elemento modificante, che si pone tra il nostro corpo e l’immagine che noi abbiamo di esso.Il confronto tra corpo ideale e corpo reale, tra ideali utopici e caratteristiche reali, vengono sì perseguiti, ma il più delle volte con un notevole impatto sulla propria autostima.

Come diceva Coco Chanel “La moda passa, lo stile resta”.  Moda e reversibilità.

L’essere umano modifica in maniera reversibile o irreversibile, volontariamente o involontariamente il suo corpo, per aderire a finalità completamente estetiche. Parlare di corpo come segnale sociale equivale a parlare di moda. La moda non è l’unica pratica che ci consente di vestire la materialità del nostro corpo, ad essa si affiancano diete, pratiche sportive, tatuaggi, piercing; la moda, diversamente da queste pratiche è un intervento reversibile, che insieme all’abbigliamento assurge ad essere strumento di comunicazione semiotico, consapevole ed esplicito. Moda e abbigliamento sono due formidabili strumenti di comunicazione semiotica; laddove potrebbe esserci un sé che fatica esprimersi a parole e che fatica a verbalizzare i suoi sentimenti, possono esserci dei jeans stretti o una camicia che possono testimoniare per noi …o perché no anche un colore di tendenza.

Moda e semiotica. E’ possibile accostare i due mondi?

Si cade spesso nell’errore di considerare la moda come qualcosa di troppo frivolo e superficiale piuttosto che una forma d’arte. Eppure non ha nulla a che invidiare alle altre discipline. In una collezione si miscelano colori, idee, sogni, proiezioni, emozioni, come un film, come una musica o un quadro. Se vogliamo esagerare anche un abito da sera ha una sua architettura”. R. CAVALLI.

La semiotica è una disciplina poliedrica e come tale si è interessata alla moda, flusso in divenire per eccellenza. Diversamente dalla moda, che ha una natura diacronica, la semiotica ha una natura sincronica, che analizza il flusso degli usi linguistici in uno “stato di lingua” che è il solo oggetto sistematico, l’unica condizione analizzabile con i mezzi della semiotica. Per sua natura quindi, la semiotica può limitarsi esclusivamente a studiare uno “stato di moda” che è l’abbigliamento. Abbigliamento come atto individuale che include al suo interno due caratteristiche universali: significatività e stratificazione. La significatività relativa all’imprescindibilità dell’abbigliamento che risulta tra i più importanti sistemi di senso presenti in tutte le culture. La stratificazione invece presuppone un senso sottostante che emerge dalle differenze di abbigliamento. La moda è il risultato di due impulsi contrapposti che agiscono nel corpo sociale, quello verso l’imitazione e quello verso la differenziazione. Imitazione, riferita alla moda e intesa come risultato di un principio imitativo/emulativo che ritrova, nei caratteri di un modello superiore da imitare, la tendenza a convergere verso di esso; il principio di differenziazione si pone in contrapposizione alla tendenza imitativa, in quanto consiste in una tendenza a riaffermare la propria differenza rispetto al resto della gente comune.

Il corpo femminile è  mass-mediatizzato?

In passato com’era il corpo della donna? E com’è ora? In questo passaggio tra passato e presente, svolgono un ruolo cruciale i mass-media. In televisione, così come nelle pubblicità viene presentata un idealtipo di donna, quasi utopica caratterizzata da: una magrezza e bellezza irraggiungibile (se non attraverso trasformazioni chirurgiche), giovane con un volto rifatto e non solo, e ultimo ma non meno importante, ridotta a mero oggetto di decoro davanti a telecamere e obiettivi fotografici. La consapevolezza del sé, diverso da questi standard, conduce la donna verso stati di ansia, vergogna e controllo ossessivo del proprio corpo. Di foto di donne, dotate di un fisico perfetto, accompagnate da pose provocanti, e corpi chirurgicamente modificati il web ne è pieno. Moltissimi studi sono stati fatti in merito, tutti con un identico comun denominatore: il concetto di oggettivazione sessuale del corpo. In Italia il fenomeno dell’oggettivazione sessuale è particolarmente in crescita, come denunciato da Lorella Zanardo nella sua raccolta di immagini televisive di donne ridotte ad elementi di decoro accanto alle figure maschili.

Nel suo noto Ways of Seeing, John Berger aveva ripercorso la storia dell’arte occidentale e in particolare la rappresentazione del nudo femminile, per mostrare proprio che ‘laddove gli uomini agiscono, le donne appaiono. Gli uomini guardano le donne. Le donne osservano se stesse essere guardate”.

Le donne osservano se stesse essere guardate”, è qui che si palesa l’auto-oggettivazione della donna che guarda e tratta se stessa come oggetto di desiderio altrui.

nuovo-blog-post

E’ esattamente così che appare la donna in pubblicità, è esattamente così l’ultima modella di una pubblicità di Yves Saint Laurent. A ridosso della Festa della Donna dell’8 Marzo questa pubblicità in pochissimi secondi ha fatto il giro della Rete. Alcuni titoli descrivono la modella come “anoressica, umiliata e sottomessa”: ciò che si vede in foto è una modella con un body a pois e ai piedi tacchi a spillo e pattini a rotelle; descritta così non desterebbe scalpore, se non fosse per la testa chinata su di uno sgabello, ove ai lati dello stesso, pronte a cadere quasi prive di vita, vi sono le braccia penzoloni della modella, ma non è tutto… guardando con attenzione la foto, sulla schiena della modella è delineato un profilo, che concorre a rendere la stessa senza forma. La modella appare inespressiva, dalle forme sproporzionate per la loro eccessiva magrezza e senza pantaloni, come se qualcuno glieli avesse strappati di dosso durante un’ipotetica violenza. Una mannequin dalla magrezza eccessiva che sfiora i limiti dell’anoressia. Chi guarda questa pubblicità non si sofferma sul capo d’abbigliamento indossato dalla top, anzi, si sofferma sui tacchi a spillo con i pattini a rotelle. Come mai la scelta dei pattini a rotelle?  Pattini a rotelle come rifiuto dei tacchi a spillo, simbolo per antonomasia della femminilità. E la Rete come ha reagito?

Come è solito in questi, la Rete non perdona, anzi. L’hashtag #YSLRetireTaPubDegradante ha fatto il giro di Twitter, dando vita ad una vera e propria querelle.

Ma questa è solo una delle tante pubblicità.

In questa sede però, ci teniamo ricordare che la Donna non è un bastone filiforme e né un oggetto da esibire, passivo, senza vita. La Donna non è assolutamente un corpo in vendita, ma è espressione di una sana femminilità, nobiltà d’animo, gentilezza fisica e soprattutto grandezza intellettuale.

Grazie ad Elena Borelli

Elena

Sono Elena Rosaria Borrelli, 31 anni, laureata in Culture digitali e della Comunicazione all’Università di Napoli “Federico II” e in “Organizzazione e Marketing per la Comunicazione di Impresa” all’Università “La Sapienza” di Roma. Il percorso accademico mi ha lasciato un segno indelebile: la spiccata Passione per il Marketing. Dalle 4 P alle 5 P di Kotler il passaggio è breve: la mia quinta P è la Passione per la materia e per la comunicazione applicata all’impresa. Tra i miei hobby adoro la fotografia, la scrittura e la lettura. Tre hobby irreversibili. Un tramonto, una frase scritta all’improvviso e un libro resteranno nel cuore per sempre.

Contatti:

Email: b.elenarosaria@gmail.com

ICONE_SOCIAL_fb

ICONE_SOCIAL_ instagram (1)