10 errori da non commettere nella strategia di Personal Branding

isabella ratti consulente di immagine

L’espressione personal branding indica tutte quelle strategie messe in atto per promuovere se stessi, le proprie competenze, le proprie esperienze e la propria carriera a livello di un brand. Saper svolgere questa attività in maniera soddisfacente, significa quindi gestire il brand in modo che aumenti il suo valore percepito presso i clienti già acquisiti e soprattutto verso gli aspiranti tali.

Personal Branding: capiamo che cosa è

A differenza di quanto si possa pensare, il personal branding è un processo continuativo che richiedere un lavoro lungo, costante e quotidiano in quanto gli obiettivi che si prefigge di raggiungere sono particolarmente ambiziosi.

10 errori da non commettere nella strategia di Personal Branding

In particolare, possono essere individuate due macro-finalità:

  • Costruire la reputazione del tuo brand: soprattutto quando sei alle prime armi e devi occuparti della promozione vera e propria di un prodotto (o dell’azienda che lo produce) rivolgere le proprie energie al personal branding ti permetterà di ottenere risultati eccellenti. In particolare, costruisce o accrescere la tua web reputation ti consentirà di trasmettere i valori che reputi fondamentali, in modo da posizionarti sul mercato in maniera autorevole e trasparente.
  • Brand awareness: in italiano può essere tradotta con “notorietà del brand” ed è costituito dall’insieme di feedback positivi, recensioni incoraggianti e passaparola portato avanti dai tuoi clienti. Per implementare la tua brand awareness devi occuparti di costruire una strategia – anche digital – molto solida utilizzando qualsiasi canale a tua disposizione.

Errori da non commettere

Ci sono quindi delle regole ben precise da seguire nella creazione e nella gestione di un personal brand e soprattutto degli errori che non devono essere commessi. Scopriamoli insieme!

Fingerti qualcun altro

Creare e coltivare un personal brand significa comunicare la propria identità e far conoscere a tutti la propria attività. Per farlo, solitamente si cerca di mettere in mostra solamente i punti di forza. Questo si rivela essere un grave errore nel momento in cui ci si spinge oltre il proprio lato migliore, fingendo di essere chi in realtà non si è. In questo caso i rischi sono tanti e le bugie non possono reggersi in piedi a lungo: prima o poi qualcuno verrà a scoprire chi sei veramente. Il personal branding deve basarsi sulla tua immagine reale, non sul ritratto di chi vorresti essere.

Pensare che basti poco tempo

Per creare, sviluppare e mantenere un personal brand il percorso è lungo e richiede parecchio impegno e tempo. Non pensare quindi che da un giorno all’altro il lavoro sia fatto!

Non creare dei contenuti originali

10 errori da non commettere nella strategia di Personal Brandin

I contenuti che circolano in rete sono migliaia e migliaia: l’obiettivo di un personal brand è quello di distinguersi creando contenuti originali e unici. E’ consigliato non basarsi solamente sulla condivisione di contenuti altrui: ri-postare il lavoro degli altri è un’ottima cosa, se fatta nel modo giusto, ma non basta. Il pubblico si aspetta di vedere contenuti nuovi e diversi da tutti gli altri.

Non mantenere le promesse

Evita di fare promesse al tuo pubblico se sai già che non potrai mantenerle. Chi segue il tuo brand non si dimentica di ciò che dici, e non rispettare ciò che hai promesso potrebbe allontanare i tuoi seguaci più fidati.

Puntare ad avere un gran numero di follower

Non ha senso riuscire a raccogliere migliaia di followers se poi questi non sono attivi. E’ meglio, quindi, avere un numero minore di seguaci, ma con un tasso di engagement più alto. Questi condivideranno i tuoi contenuti, parleranno di te ai loro conoscenti e diventeranno, successivamente, dei clienti.

Non fissare un obiettivo da centrare

personal branding

E’ fondamentale avere bene a mente il traguardo che si vuole raggiungere. La domanda da porsi è: a cosa vuoi arrivare grazie al tuo personal branding? Che il tuo obiettivo sia aumentare la visibilità, condividere le tue conoscenze, aumentare le visite sul tuo sito web, l’importante è stabilire fin dall’inizio uno scopo da raggiungere.

Essere un tutt’uno con il brand aziendale

Il concetto di branding è diverso da quello di personal branding. Puoi essere un imprenditore, un consulente, un dirigente, ma non sei la tua azienda. Il tuo marchio personale non coincide con il brand dell’azienda, dunque bisogna saper separare e differenziare le due cose.

Concentrarsi solo sui social network

personal branding isabella

Per il personal branding i social network sono fondamentali, ma non sono l’unico mezzo da utilizzare. Ci sono infatti molti altri canali che possono contribuire allo sviluppo del proprio brand: il sito web, il blog, ma anche pubblicazioni cartacee e interazioni faccia a faccia – ad esempio organizzando eventi e conferenze per conoscere di persona il tuo pubblico.

Perdere il controllo del tuo personal brand

Spesso gestire il proprio personal brand può diventare difficile a causa dei tantissimi impegni quotidiani. In questo caso non è sbagliato affidare la sua coordinazione a qualcun altro, basta non allontanarsi troppo da questa attività: bisogna sempre, almeno in parte, intervenire in prima persona. In caso contrario il rischio è quello di rendere il personal brand troppo diverso dall’originale.

Lasciarsi andare a delle uscite infelici

Spesso si fa fatica a tenersi dentro delle cose che si vorrebbero esprimere, i cosiddetti “sassolini nelle scarpe”. Si tratta di errore deve essere evitato: per mantenere un certo livello di autorità del personal brand, evita di abbassarti al livello degli haters e di litigare sui social network.

Costruire un personal brand, dunque, è un lavoro lungo e complesso. E’ importante comunicare in modo trasparente chi sei, identificare il target cui vuoi rivolgerti e studiare i contenuti che vuoi pubblicare per comunicare le tue idee.
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Elisabetta, Diana, Kate e Meghan: lezioni di marketing dai Reali britannici

lezioni di marketing dai reali britannici

Il marketing è una disciplina che cambia velocemente le proprie regole, da una parte perché deve adattarsi ai cambiamenti della società, dall’altra perché è influenzato dalle evoluzioni dei mezzi di comunicazione.

Internet e i social network hanno accelerato questo processo in entrambe le direzioni: la velocità e l’immediatezza sono entrate nelle nostre vite e hanno cambiato le nostre esigenze, così come i dispositivi con cui comunichiamo e ci informiamo.

Se sei un professionista, i cambiamenti nelle tecniche di marketing ti interessano perché anche tu, quando ti proponi per un lavoro o parli a un cliente, ti stai “vendendo”. Per raggiungere il tuo obiettivo, ossia farti scegliere tra tanti altri professionisti, devi essere consapevole delle aspettative che oggi hanno le persone quando acquistano qualcosa e comunicare il tuo valore unico nel modo più efficace possibile.

Oggi voglio mostrarti un esempio concreto di brand personale molto interessante: quello delle famiglie reali.

Qualche settimana fa ho letto un articolo in cui Brand Finance, una società di consulenza londinese specializzata nella valutazione dei brand e delle attività immateriali, calcolava che il marchio “Corona britannica spa” aveva raggiunto nel 2017 un valore di 67,5 miliardi di sterline, con un indotto per l’economia britannica di circa 1,76 miliardi di sterline (2 miliardi di euro circa). Qui il report completo.

“La monarchia è uno degli aspetti più importanti del marchio britannico e l’impatto dei reali sulla desiderabilità dei marchi di lusso britannici non può essere sopravvalutato. L’interazione tra un marchio e qualsiasi reale, in particolare le Duchesse, è come il mitico tocco dorato e può trasformare le prestazioni di un marchio da un giorno all’altro”.

Alex Haigh, direttore, Brand Finance

Trovo che considerare la famiglia reale britannica (e in generale tutte le monarchie) un brand sia veramente geniale!

Approfondiamo questo paragone.

Che cos’è un brand?

Brand si traduce dall’inglese all’italiano come marchio ma il suo significato è molto più profondo: si riferisce all’identità, unica e irripetibile, di un’azienda sul mercato e a ciò che lo rappresenta nella mente dei consumatori.

Un paio di citazioni che rendono il concetto ancora più chiaro:

Il Brand è una promessa (W. Landor).

Il Brand è l’insieme delle percezioni nella mente dei consumatori (C. Bates).

Quindi un brand non è solo un marchio ma è l’insieme dei valori e delle promesse di valore con cui un’azienda si identifica e che le persone riconoscono.

Per le aziende è fondamentale riuscire a comunicare i propri valori e imporsi nella mente del consumatore come Top of mind, ossia essere il primo brand che viene in mente per un determinato prodotto o categoria di prodotti. Si chiama Brand Awareness e si traduce come la notorietà di una marca.

Facciamo una prova: quali brand ti vengono subito in mente se pensi:

  1. a un computer
  2. a un e-Commerce
  3. ad abbigliamento sportivo

È probabile che tu abbia risposto, nell’ordine, Apple, Amazon e Nike. Queste aziende hanno fatto un lavoro incredibile, negli anni, sulla percezione dei consumatori, diventando Top brand. Se pensi a un Top brand sai perfettamente quali sono i valori di quell’azienda, la sua filosofia, la mission, e in quali emozioni e aspettative dei consumatori si identifica.

La famiglia reale britannica è davvero un brand?

I dati di cui ho parlato all’inizio (valore stimato e indotto) sono i primi elementi su cui riflettere. Proviamo a ragionare su ciò che rende tale un brand:

  • dei valori precisi
  • delle caratteristiche uniche
  • le emozioni che suscita nelle persone
  • le aspettative dei consumatori

Tutto questo si definisce Brand identity. Per un’azienda è importantissimo avere una identità di marca strutturata e sviluppare attività di marketing coerenti con i valori di cui è portatrice.

Brand identity, attività di marketing… stai pensando che non trovi una connessione con Elisabetta II e tutta la sua famiglia?

Questa connessione invece c’è e passa per il concetto di Personal branding, di cui tanto ti parlo in questo blog perché se sei un professionista e vuoi raggiungere il successo nel tuo settore, in qualsiasi settore, la prima cosa di cui ti devi preoccupare è quella di definire chi sei per creare il tuo brand – un marchio riconoscibile e identificabile.

Elisabetta II: un ottimo esempio di Personal branding

Elisabetta II d'Inghilterra

Ogni brand è caratterizzato da aspetti formali (il nome, il logo, i colori, il pay off…) e aspetti contenutistici (i suoi valori, la mission, la personalità, le emozioni che stimola…).

È facile ritrovare questi aspetti nel brand della regina Elisabetta II: per quanto riguarda la forma, il suo marchio è caratterizzato da un’immagine pubblica ben definita, tradizionale, austera, eppure estremamente personale e femminile. Le sue scelte di look spesso ardite sono il suo marchio di fabbrica: quando sappiamo che a un evento pubblico comparirà, siamo tutti in attesa di vedere quale temeraria tonalità pastello avrà scelto di indossare.

I colori hanno un ruolo fondamentale nell’immagine pubblica della Regina. Per approfondire questo aspetto ti consiglio di leggere il post Psicologia del colore: tutto quello che i colori svelano di te, in cui spiego che nella moda niente è casuale, in particolare le tonalità che si decide di indossare, soprattutto nel caso di una personalità pubblica perché gli stilisti e i consulenti d’immagine sanno che ogni colore stimola nella mente umana un determinato stato d’animo.

Come veste la regina Elisabetta

Il suo stile sobrio ma moderno è unico e contraddistingue Elisabetta II: la sua brand identity, dal punto di vista formale, è chiarissima e ci trasmette l’idea di una persona legata alle tradizioni, elegante ma anche aperta e divertente.

Her Majesty rappresenta per i suoi sudditi un punto di riferimento anche per questo, ovvero per la coerenza a sé stessa e a quello stile che la definisce. I cappellini, i guanti, i cappotti e le borsette sono accessori che contribuiscono a definire la sua immagine come brand. Ad esempio, le sue borse sono firmate Launer, manifattura 100% made in Great Britain, a rimarcare il suo patriottismo.

Alle borse della Regina è affidato anche un altro importante compito che ha a che vedere con la sua immagine. Elisabetta II è sempre stata attenta a rispettare il ferreo protocollo di corte, che detta le regole del comportamento in pubblico dei reali. Anche questo è un elemento che caratterizza il suo brand e che genera aspettative nelle persone: i sudditi, e il mondo intero, si aspettano dalla Regina un comportamento sempre impeccabile, delicato, elegante.

E per non deludere questa idea, Elisabetta II si è anche inventata un discreto codice con cui comunica con il suo personale, senza mostrare apertamente i suoi problemi. Il mezzo con cui Her Majesty comunica in codice con il suo personale è la sua borsetta: se tutto va bene la borsetta è tenuta sul braccio sinistro e i guanti nella mano destra; se la Regina posa la sua borsa a terra significa che è stanca e vuole che qualcuno la raggiunga per portarla via con qualche scusa; se comincia a spostare la borsetta da un braccio all’altro allora sta dicendo di non essere interessata all’interlocutore con cui sta parlando: per il suo personale è un chiaro messaggio di SOS, con cui la Regina vuole essere elegantemente salvata.

Diana, Kate e Megan: quali lezioni di marketing possiamo trarre da loro?

Tre duchesse, tre storie molto diverse tra loro.

Diana fu la principessa del popolo, la personalità che forse più di tutte, tra i Reali di Gran Bretagna e non solo, avvicinò e innamorò i sudditi.

il personal branding di Diana

Il Personal brand di Diana è l’opposto di quello di Elisabetta II: Lady D era timida e insicura, evidentemente fragile e bisognosa di attenzioni. Diana catturò il cuore del mondo facendo appello proprio a questa fragilità e infelicità, in cui qualsiasi “comune mortale” poteva riconoscersi: Diana era vera, veramente infelice e veramente debole, diversa da tutti gli altri Reali che, come da protocollo, devono sempre mostrarsi perfetti e inavvicinabili.

Come dice Paolo Iabichino nel suo libro “Scripta volant”:

Credo che in giro ci sia sempre più diffusa voglia di vero […]. Nel mondo della pubblicità alcune marche riescono a convincere vecchi e nuovi consumatori attraverso racconti che pescano le trame nel vero della loro identità.

Kate Middleton è invece tutta un’altra storia. Anche lei ha cercato di conquistare il popolo mostrandosi affabile e gentile, una nuova Diana, ma in realtà la sua personalità è molto più vicina a quella di Elisabetta, forse perché sa che tra qualche anno ne prenderà il posto.

lezioni di marketing da kate middleton

Kate, fin dalla sua comparsa, si è mostrata una donna forte e una madre premurosa ma decisa. Come accade a molte donne della sua posizione, il suo look è stato fin da subito sotto le lenti d’ingrandimento dei media e ben presto Kate si è trasformata in una influencer: ogni sua scelta di moda fa tendenza, non solo per sé stessa ma anche per i piccoli principi di cui sceglie il look.

Secondo il report di Brand Finance citato all’inizio, la Duchessa di Cambridge è la più potente Royal Influencer: risulta che il 76% degli americani è ora più favorevole verso il brand UK e il 53% crede che gli Stati Uniti dovrebbero aderire al Commonwealth.

Anche l’ultima arrivata nella famiglia reale britannica, Meghan Markle, ha il suo seguito e dà un importante apporto al brand “Corona britannica spa”.

meghan markle e il potere del personal brand

Come influencer la Duchessa di Sussex è infatti in seconda posizione, dopo la cognata Kate. Un esempio recente di questo effetto è quello di Meghan che indossa occhiali da sole Finlay and Co e, immediatamente, il brand registra un aumento delle entrate negli Stati Uniti del 2700%.

Grazie allo stile di Kate e Meghan, un terzo della popolazione statunitense considera il Regno Unito un leader mondiale nella moda.

Elisabetta II, Diana, Kate, Meghan: personalità diverse che attraverso il loro Personal branding hanno rafforzato il brand della monarchia dei Windsor, aiutandola a non perdere smalto nonostante il passare dei secoli e il generale venir meno del sostegno alle monarchie nel mondo.

Tu che cosa ne pensi?

Oggi ho parlato solo della monarchia britannica ma delle interessanti lezioni di marketing si possono trarre anche da tutte le altre famiglie reali. Quale altro esempio ti viene in mente?

Aspetto i tuoi commenti qui sotto!

Reputazione online: come tenere al sicuro il tuo brand da una crisi

come preservare la propria reputazione online

“Brand è ciò che le persone dicono di te quando non sei nella loro stessa stanza”

Jeff Bezos, fondatore e CEO di Amazon, attualmente l’uomo più ricco del mondo.

Perché tutti i consulenti professionali ti consigliano di impegnarti anima e corpo in attività mirate e consapevoli di personal branding? Perché applicare al tuo essere professionista le logiche di marketing con cui si destreggiano i brand per conquistare il mercato può essere molto efficace anche per te.

Curare e coltivare il tuo brand personale ti permette di costruire la tua professionalità e diventare un punto di riferimento nel tuo settore. Un buon lavoro di personal branding ti aiuta a conquistare la fiducia delle persone che ti interessano e di farti dare una possibilità per una collaborazione o un posto di lavoro.

Internet ha cambiato le regole del gioco. O forse no?

Viviamo ormai in un mondo globale, in cui tutti sono connessi in ogni momento e tutto è alla vista di chi vuol guardare. Una tale interconnessione tra persone non è si era mai vista nella storia, soprattutto in un ambito geografico così vasto. La tecnologia ha messo in contatto persone di tutto il mondo e ha aperto le frontiere nazionali.

Ma, a pensarci bene, la logica che caratterizza Internet – tutti sono sotto la lente d’ingrandimento di tutti, ognuno può trovare informazioni su qualsiasi altra persona e, di base, tutti sanno tutto di tutti – ricorda un po’ la logica del paese, in cui tutti si conoscono e sanno i fatti di tutti.

Internet ci ha aperto il mondo per riportarci alla logica del paese

reputazione online e offline

I paesi sono sempre stati vittime di luoghi comuni un po’ negativi, come “Paese piccolo, gente mormora”. Questo perché tanta attenzione e vicinanza può soffocare, e di cosa si preoccupano tutti quelli che vivono in un piccolo paese? Della propria reputazione! Fare in modo che resti immacolata è importantissimo per tutti.

Beh, in Internet accade la stessa cosa: tutti siamo (o dovremmo essere) preoccupati di quello che si dice online di noi, perché in qualsiasi momento potremmo essere ostacolati nella nostra affermazione come professionisti da un commento negativo o una foto inopportuna, ma anche la nostra credibilità come persona potrebbe essere messa in discussione, con conseguenze anche peggiori.

Online, la percezione che le persone hanno di te diventa automaticamente la “loro realtà”, e in base a questa idea di te ti giudicheranno. Tutte le relazioni che stabilisci online passano inevitabilmente per uno step che vede il tuo interlocutore raccogliere informazioni su di te per capire chi sei. Per questo è molto importante che tu tenga sotto controllo tutto quello che si dice di te. Devi preoccuparti della tua Web reputation.

Web reputation: la reputazione 2.0

cosa si dice online di te

La reputazione online è l’insieme dei giudizi e delle opinioni che sulla rete sono associati al tuo nome. Queste valutazioni possono arrivare da persone che ti conoscono oppure no, possono essere positive o negative e possono essere vere o inventate. Online – ma anche offline, pensa sempre al paese – tutte queste sfumature non esistono: quello che è pubblicato diventa automaticamente vero. Ecco allora che è molto importante vigilare tutti i commenti che ti riguardano e le informazioni sul tuo conto.

Tutti abbiamo una reputazione online che ci precede e parla per noi. Purtroppo però non tutti ne sono consapevoli e questo può portare a terribili conseguenze: le persone credono a quello che leggono online e commenti negativi sul tuo conto possono convincere chi non ti conosce personalmente che non sei degno di fiducia, che non sei professionale, che non vale la pena approfondire la tua conoscenza.

La tua reputazione è la tua più grande risorsa: se online ci sono solo notizie positive collegate al tuo nome allora le persone si fideranno di te (nuove conoscenze fatte sul web, recruiter di grandi aziende, possibili partner professionali, potenziali clienti).

La web reputation si costruisce nel tempo ma basta un secondo per vederla compromessa. Allora voglio darti un po’ di consigli pratici per prenderti cura della tua reputazione e far crescere così il tuo brand personale.

Suggerimenti pratici per preservare la tua reputazione online

consigli reputazione online

Se applichi le logiche del marketing a te stesso, trasformandoti in un brand, allora devi anche seguire l’esempio delle grandi aziende che si preoccupano della loro brand reputation, ovvero la considerazione che le persone hanno del loro marchio.

Devi imparare ad agire in modo strategico: vediamo quali buone pratiche puoi prendere in prestito proprio dai brand per assicurare alla tua web reputation un cammino spianato:

  1. Comincia scoprendo cosa si dice di te online: googla il tuo nome e analizza i risultati che ti restituisce il motore di ricerca. Ti piace quello che hai trovato? Se fossi un responsabile delle risorse umane che cerca informazioni su un candidato, saresti impressionato dalle notizie sul tuo conto? Cerca di essere il più oggettivo possibile. Le notizie che vengono associate al tuo nome non ti piacciono? Puoi fare 2 cose: puoi richiederne la rimozione oppure puoi produrre nuovi contenuti in cui la tua immagine venga mostrata in una veste migliore.
  2. Collegato al punto precedente: fai molta attenzione a quello che pubblichi online. Molti pensano che i social siano uno spazio solo privato, in cui poter essere sé stessi senza filtri. Questo è vero solo in parte, perché di fatto veniamo giudicati anche per quello che pubblichiamo su Facebook o Instagram. Se però usi i social solo per comunicare con i tuoi amici e non vuoi metterti a parlare di lavoro anche qui, imposta i filtri per la privacy, impedendo a chi non è tuo amico di vedere quello che pubblichi.
  3. Crea un profilo su LinkedIn per affermarti come professionista e curalo con grande attenzione, sfruttando ogni elemento che questo social ti dà per metterti in evidenza. Una buona reputazione come professionista passa inevitabilmente per il tuo profilo LinkedIn. Ti ho già spiegato come puoi usare LinkedIn per fare Personal Branding. Fai crescere la tua rete interagendo con le persone giuste, unisciti ai gruppi più importanti per il tuo settore, condividi contenuti utili con la tua rete.
  4. Cura la tua immagine online, in particolare la tua foto profilo. La reputazione di un professionista, soprattutto sul web, dipende in gran parte dalla giusta immagine. Qui ti spiego gli errori che devi assolutamente evitare.
  5. Definisci i valori e le caratteristiche con cui vuoi essere identificato. Devi trovare la tua USP, la unique selling proposition, ovvero la tua proposta unica di valore che ti identifica come professionista. Per riuscire ad affermarti nel tuo settore dovrai dimostrare la tua competenza costantemente. Un blog potrebbe aiutarti a raccontare il tuo lavoro e la tua vita quotidiana, così come una pagina sui social. Crea la tua storia e diffondila in modo da impostare le basi della tua web reputation.
  6. Misura la tua visibilità come brand con tool come Howsociable.
  7. Trova le menzioni, ovvero chi parla di te online. Puoi usare tool come Mention, Google alert, Brand Monitoring di SEMrush.
  8. Chiedi ai tuoi colleghi di confermare le tue competenze su LinkedIn e di lasciare un commento su di te. Non chiederlo come un favore, che sia ben chiaro che non è un obbligo, ma che, se lo ritengono opportuno, è una cosa che ti farebbe piacere.
  9. Se invece sei un libero professionista e hai un sito o una pagina sui social, incoraggia i tuoi clienti a scrivere delle recensioni su di te. Ovviamente fallo solo se sei abbastanza sicuro che siano rimasti soddisfatti del tuo lavoro.
  10. Nonostante tutti i tuoi sforzi, può capitare che qualcuno abbia qualcosa da ridire sul tuo operato. Cosa fare se un cliente, un ex capo, un ex collega, etc. scrive un commento negativo su di te? O se un tuo commento viene male interpretato? Mi raccomando: non sottovalutare mai la cosa: la tua reputazione online, che hai impiegato tanto tempo a costruire, potrebbe venir distrutta da un semplice equivoco o da una tua leggerezza. Come le grandi aziende, anche tu devi avere un piano di crisi che ti permetta di correre subito ai ripari e mettere in salvo la tua reputazione. Questo è un punto che merita un approfondimento.

Come difendere la tua web reputation dalle crisi

Come ti ho accennato, tutto ciò che ha a che fare con la reputazione è estremamente fragile e basta poco per compromettere una carriera. In caso di una crisi di reputazione il fattore tempo è fondamentale. Ci sono 2 regole che devi tenere bene a mente riguardo le tempistiche: agisci rapidamente per risolvere il problema, ma prenditi del tempo prima di rispondere a una critica negativa. È infatti importantissimo farsi trovare preparati e trovare una soluzione il prima possibile; ma se hai ricevuto un commento che ti mette in difficoltà non farti prendere dalle emozioni, rispondendo a caldo in malo modo: con tutta probabilità peggioreresti solo le cose! Ragiona, spegni per un attimo telefono e computer e, quando ti sentirai pronto, rispondi in modo pacato e cordiale. Non sarà facile, ma per il bene della tua brand reputation devi farlo. In questo modo dimostrerai anche la tua professionalità e non rischierai di pentirti dopo 5 minuti della tua risposta, a cui non potrai più porre rimedio.

Un’altra cosa che non devi fare se ricevi una critica è ignorarla: se c’è un problema, la cosa migliore è risolverlo.

Riguardo alle crisi di reputazione questi sono i miei consigli finali:

  • non peccare di leggerezza,
  • non pensare di saperne di più degli altri utenti del web
  • fai molta attenzione all’ironia, che non sempre è recepita da tutti nello stesso modo.

Ora ti faccio vedere cosa accade quando non si tengono in considerazione queste regole: ecco 3 grandi crisi che hanno compromesso l’immagine e la reputazione di importanti brand.

Il caso Carpisa

danno immagine carpisa

La crisi che ad agosto 2017 travolse il noto brand di borse e pelletteria fu causato da un concorso promosso da Carpisa sui social: “Vinci uno stage in azienda”. Il regolamento di questo concorso non incontrò il favore degli utenti, per dirlo con un eufemismo. Infatti, per partecipare e per vedere presa in considerazione la propria candidatura allo stage, era necessario acquistare una borsa Carpisa.

Gli utenti percepirono il messaggio di Carpisa come una mancanza di rispetto nei confronti delle persone in cerca di lavoro e di quegli studenti preparati che ogni giorno devono fare i conti con aziende che non sono disposte a pagare per le loro competenze. Inoltre, l’obbligo di acquistare una borsa per potersi candidare allo stage venne visto come un ricatto.

Carpisa si scusò, ma con pochi risultati: la sua reputazione ne risente ancora oggi.

Questo caso è molto utile per capire quanto sia facile urtare la sensibilità degli utenti online e cosa accade se non si tengono in considerazione tutte le variabili di una situazione o di una offerta.

Il caso Pandora

pandora crisi reputazione

“Un ferro da stiro, un pigiama, un grembiule, un bracciale Pandora. Secondo te cosa la farebbe felice?”

Dicembre 2017, il noto brand danese di gioielli tappezza la metropolitana di Milano con cartelloni pubblicitari con questo annuncio. La campagna, anche se offline, diventa immediatamente virale online, ma non positivamente: gli utenti si dicono indignati per il messaggio sessista e misogino del brand, che, d’altra parte, nemmeno per un attimo aveva immaginato di poter suscitare tali reazioni.

Il brand si scusa ma il danno ormai è fatto e la campagna natalizia probabilmente compromessa.

Questo caso ci dimostra quanto sia importante tenere in considerazione tutti gli scenari possibili e meditare molto bene sul messaggio che si sta diffondendo. Peccare di leggerezza può essere davvero molto pericoloso.

Il caso Dolce e Gabbana

reputazione compromessa di D&G in Cina

Il famoso brand italiano è stato appena investito da uno tsunami di dimensioni epocali. In occasione di un’importante sfilata a Shanghai, l’agenzia di comunicazione di D&G ha preparato una serie di video che mostrano il rapporto tra cinesi e cucina italiana in chiave ironica. Purtroppo, come già detto, l’ironia non è ha una chiave di lettura universale e può venir fraintesa se il contesto culturale di chi crea il messaggio è diverso da quello di chi lo riceve.

Nei video “Eating with chopstick” viene mostrato il classico stereotipo della cinese un po’ svampita che pretende di mangiare i piatti tipici della cucina italiana – pizza, spaghetti e cannolo siciliano – con le bacchette. Ovviamente il risultato è disastroso. I cinesi, a cui questi video erano diretti per promozionare l’imminente evento di Shanghai, protestano, anche per la presenza di alcuni riferimenti sessuali davvero imbarazzanti, e i video vengono prontamente eliminati.

Ma questo è solo l’inizio della bufera: una giornalista contatta su Instagram Stefano Gabbana chiedendogli un’opinione su quanto accaduto in Cina e lo stilista si lascia andare, in messaggi privati, a una serie di pesanti offese contro il popolo cinese. Sfortunatamente per lui, la giornalista non si lascia scappare l’occasione di fare uno scoop e pubblica lo screenshot della conversazione con Stefano Gabbana su Instagram. Una tempesta di insulti si scatena sui social contro lo stilista, accusato di razzismo.

Come reagisce il marchio D&G? Cerca di correre ai ripari ma lo fa abbastanza male: Stefano Gabbana afferma sui social che il suo account è stato hackerato e che non è stato lui a scrivere quei messaggi diffamatori sui cinesi. Il popolo del web, come è facile immaginare, non crede a questa versione e continua ad attaccare lo stilista e tutto il brand.

Ma il caso non resta relegato alla dimensione social: le conseguenze per Dolce & Gabbana sono serie e molto concrete. Per prima cosa, le più importanti personalità cinesi invitate alla sfilata di Shanghai disdicono la loro partecipazione all’evento, che alla fine viene annullato dal governo cinese. Già un bel colpo per il brand, ma non finisce qui: i più importanti e-commerce cinesi e piattaforme specializzate in luxury – Tmall, JD.com, Suning, NetEase Kaola, Ymatou, Secoo, Vip.com e Yhd.com – decidono di boicottare i prodotti D&G, facendoli di fatto sparire dai loro siti. Considerando le dimensioni del mercato cinese, per Dolce & Gabbana questa crisi è un vero colpo al cuore.

Durante il fine settimana è apparso poi un video in cui Domenico Dolce e Stefano Gabbana, evidentemente provati dal caos mediatico dei giorni precedenti, chiedono scusa per quanto accaduto, ribadendo il loro amore sincero per la Cina e la sua cultura.

Sarà sufficiente per ricucire i rapporti tra il brand italiano e il popolo cinese? Lo sapremo prossimamente.

Come hai visto, bisogna fare molta attenzione a come si comunica online: basta una piccola leggerezza per compromettere la reputazione di un brand.

Che cosa ne pensi dell’argomento di cui ti ho parlato oggi?

Io lo trovo davvero stimolante, soprattutto per quanto riguarda le crisi che negli anni sono scoppiate online e da cui si può imparare tantissimo. Spero che i miei consigli e i casi che ti ho mostrato ti aiuteranno a non commettere imprudenze e a tenere al riparo il tuo brand da crisi online.

A lezione di marketing dalle serie tv: come diventare un Love brand

Dopo il successo del post A lezione di marketing dalle modelle: come fare del brand personale un mito, ti propongo un altro interessante focus sul mondo del marketing, che questa volta ha a che vedere con le tecniche di branding e promozione usate dalle serie televisive.

Le serie Tv sono in auge ormai da parecchi decenni e anche quando i social, Internet e gli smartphone non esistevano registravano grandi successi e diventavano virali tra i telespettatori. Happy Days, serie tv americana andata in onda per la prima volta nel 1974, raggiunse una incredibile popolarità, durata per più di 20 anni. Come ci è riuscita senza uno strumento in grado di unire i telespettatori anche a centinaia di chilometri di distanza? Dove si propagava la viralità prima di Internet?

La risposta a queste domande può essere molto utile per entrare in modo più approfondito nella questione del Love brand o Lovemark.

Vediamo allora cosa significa essere un marchio che si fa amare e proviamo a carpire qualche utile lezione per costruire un brand personale di successo dalle strategie usate per le serie tv.

Che cos’è un Lovemark

un brand deve innamorare

Secondo Kevin Roberts, dell’agenzia di pubblicità Saatchi & Saatchi, un brand, per avere successo, deve far innamorare il suo pubblico.

Un pubblico innamorato ti resta fedele nel tempo e ti sceglie anche a fronte di un prezzo più alto e in un momento di crisi perché ti riconosce alcuni valori che considera importanti e irrinunciabili.

Alcuni esempi di Lovemark: Apple, Coca-cola, Nike, Nutella, Starbucks. Il pubblico ama questi brand e li sceglie in ogni situazione, identificandoli con un ideale preciso e vivendo l’acquisto come un momento emozionante. Roberts suggerisce infatti di fare leva sulle emozioni per raggiungere il livello di Lovemark o Love brand.

Il concetto di Lovemark diventa molto interessante se applicato al personal branding: vuoi farti scegliere come professionista? Impara a farti amare come brand e ti sarà più facile diventare un punto di riferimento nel tuo settore e tra le persone che fanno parte del tuo target.

Il tuo brand non si differenzia e non suscita emozioni? Difficilmente potrai raggiungere grandi traguardi e avere l’attenzione continua del tuo pubblico. Ma se impari a sfruttare alcune strategie, ad esempio quelle che hanno portato le serie tv più viste degli ultimi anni a diventare dei veri e propri Lovemark, anche il tuo brand personale potrà convertirsi in un marchio da amare e da scegliere rispetto alla concorrenza.

Vediamo le lezioni di marketing per il personal branding che ci insegnano 3 delle serie televisive più virali di tutti i tempi: Grey’s Anatomy, Game of Thrones e Gomorra.

3 lezioni di personal branding da Grey’s Anatomy

grey's anatomy – lezione personal branding

  1. Grey’s Anatomy ha cercato di differenziarsi dai “soliti medical drama” con un mix inedito tra vita professionale e personale dei protagonisti (scia che è stata seguita un po’ da tutte le serie che sono venute dopo). La lezione che possiamo imparare per il nostro brand personale è che non possiamo sperare di far innamorare il nostro pubblico mostrandoci solo come dei professionisti: dobbiamo mostrare anche il nostro lato umano, momenti di vita personale che ci aiutano a empatizzare con il pubblico, legandolo di più a noi.
  2. Grey’s Anatomy ha un’audience molto specifica. Nonostante questo, i creatori della serie hanno sempre cercato di allargare quanto più possibile il pubblico, trattando tematiche diverse per pubblici parzialmente diversi e sfruttando diversi canali di promozione. Se vuoi affermarti come professionista e veder riconosciuto il tuo personal brand, cerca di fare altrettanto, provando a raggiungere anche fasce di pubblico nuove. Fai però attenzione a non esagerare: non farti prendere dalla foga di ampliare le tue prospettive di business, sacrificando la tua identità e quindi il tuo target di riferimento. Sperimentare nuovi canali e formati comunicativi è una cosa positiva ma devi muoverti con cautela. Procedi per piccoli passi in varie direzioni e cerca di capire fin dove ha senso, per te, spingerti.
  3. Una delle lezioni di marketing più importanti di Grey’s Anatomy è quella di essere sempre visibili. Premiere, eventi promozionali, interviste, comparsate in programmi televisivi, copertine, conferenze stampa: ogni occasione, online come offline, può essere una buona opportunità per avere visibilità online. Le PR degli attori di Grey’s Anatomy sono impeccabili e tengono sempre vivo l’interesse del pubblico sullo show. Prendila come un’idea per dare visibilità al tuo brand e farlo crescere. Partecipa a fiere di settore, fatti conoscere dai colleghi (fai networking), proponiti come speaker agli eventi più importanti, sfrutta le live dei social per condividere un momento di quotidianità con il tuo pubblico, …

3 lezioni di personal branding da Gomorra – la serie

lezione per brand personale da gomorra la serie

  1. Gomorra è stata una delle prime serie italiane in dialetto: una scelta audace, che ha però riscosso il consenso del pubblico. L’originalità di Gomorra si vede in ogni suo aspetto: dalla scelta narrativa forte, al minimalismo espressivo, i dialoghi asciutti, l’importanza data ai gesti e agli sguardi. Oltre a far appello alle emozioni, Gomorra obbliga lo spettatore a giudicare quello che vede e a prendere una posizione. Quale lezione puoi trarre tu per il tuo personal branding? Non lasciare mai le persone indifferenti, coinvolgile nelle tue scelte professionali e, perché no, anche personali, se possibile.
  2. Tutti vogliamo avere qualcosa in più di ciò che ci piace: nel caso delle serie tv sono i contenuti extra, momenti carpiti dal backstage, attori ripresi di nascosto mentre fanno le prove, in sala trucco, mentre provano gli abiti di scena, … Sfrutta questa strategia per fare del tuo personal brand un Lovemark: dai al tuo pubblico contenuti extra che rispondano ai suoi bisogni e le persone si innamoreranno di te. Questa è la prospettiva da cui parte l’inbound marketing e che ogni brand dovrebbe abbracciare quando pianifica una strategia di contenuti per il proprio target. Non perdere l’occasione di diventare un punto di riferimento per le persone che ti seguono!
  3. “La guerra non la vince chi spara per primo ma chi sa aspettare.” Perché la frase di Genny Savastano dovrebbe aiutarti a migliorare il modo in cui fai personal branding? Perché afferma una grande verità: un brand vincente sa aspettare il momento giusto per agire, sa analizzare la situazione e pianificare la propria ascesa tenendo in considerazione l’ambiente che lo circonda, i possibili pericoli e le opportunità da cogliere (per approfondire ti consiglio di dare un’occhiata al mio post Crea la mappa del tuo brand con il Personal Branding Canvas).

3 lezioni di personal branding da Game of Thrones

lezione branding game of thrones

  1. La serie tv Game of Thrones ha fatto tanti proseliti negli anni grazie a una trama ben pianificata, una sceneggiatura rimasta sempre coerente e personaggi realistici, caratterizzati fin nei minimi dettagli. La lezione tra trarre è che il pubblico apprezza quei prodotti che mostrano di avere una base solida, con una narrazione che costantemente supporta un messaggio ben preciso, meditato e non improvvisato. Pianifica quindi molto bene la tua strategia di comunicazione, stabilisci i tuoi valori chiaramente, definisci senza alcun dubbio chi sei e cosa fai e non contraddirti. Solo in questo modo le persone a cui ti rivolgi potranno considerarti credibile e affidarsi a te.
  2. La serie creata da David Benioff e D.B. Weiss ha dato vita allo “stile GOT”. È sufficiente aver visto anche un solo episodio per sapere di cosa si tratta: Game of Thrones è sempre imprevedibile e originale, ma soprattutto è emozionante ed è impossibile rimanere indifferenti alle sorti dei protagonisti. La lezione da applicare al personal branding è quella di far leva sulle emozioni per legare a te il tuo pubblico. L’innamoramento passa sempre prima per lo stomaco, e solo in seguito arriva al cuore. Studia bene il tuo target e trova la chiave giusto per emozionarlo ed empatizzare con lui.
  3. “L’inverno sta arrivando”: la miglior lezione che puoi trarre dalla frase più famosa di GOT – e motto della casa Stark? Nella vita è sempre utile avere un piano (una strategia) per affrontare gli ostacoli che possono esserci lungo il cammino. Perché ci sarà sempre un “inverno” (una sfida) in arrivo.

Cosa ne pensi di queste lezioni di marketing dalle serie tv per migliorare il tuo brand personale?

Fammi sapere qual è la lezione che ti ha ispirato di più e che proverai a mettere in pratica!

Manager: come costruirsi un’immagine di successo

personal branding per manager

Essere presenti sul web con un’immagine coerente e di successo è oggi imprescindibile per fare carriera. Quando lavoro con manager e professionisti di primo livello, come CEO, amministratori delegati o responsabili aziendali, pongo sempre l’accento sul fatto che per le aziende è importantissimo che chi occupa posizioni di rilievo abbia una buona reputazione online e un’immagine impeccabile, perché di fatto l’immagine di ognuno dei suoi manager è un prolungamento dell’immagine aziendale.

Fare personal branding è fondamentale per un manager perché l’immagine online è ormai parte integrante del suo curriculum.

Secondo una ricerca di Manageritalia, in cui sono stati intervistati 450 addetti delle risorse umane, il brand personale di una persona che aspira al posto di manager conta per il 62,2%. Un candidato che non è presente online viene giudicato in modo negativo nel 42,5% dei casi. È la realtà: i recruiter cercano sempre più spesso su Google tutte le informazioni possibili su un candidato e il risultato della ricerca influisce sulla loro selezione.

Immagine online è importante nella selezione dei manager fatta dai recruiter

Per motivi anagrafici i manager non hanno una buona relazione con i social e non li sfruttano per farsi conoscere e apprezzare professionalmente: questo può rappresentare un handicap serio. È importante far capire anche a chi ha 10 o 20 anni di lavoro alle spalle che, comunicando nel modo giusto sui social, un manager ha più possibilità di fare carriera.

Perché per un manager è importante fare personal branding?

Lo scopo del personal branding per un manager è affermarsi come esperto e differenziarsi dalla concorrenza per competenze e valori. Un’immagine online ben definita, professionale, attuale, coerente con il proprio ruolo e ambiente di lavoro, è l’amo perfetto per “pescare” le migliori opportunità lavorative del settore. Comunicare una Unique selling proposition (una proposta di valore unica) inequivocabile, pubblicare articoli approfonditi e commenti brillanti, avere una eccellente reputazione sul web, sono tutte cose che possono convincere l’azienda dei tuoi sogni a offrirti un incarico di prestigio.

Ho tirato in ballo la questione della reputazione perché, anche se molte cose sono cambiate passando dal mondo offline a quello online, si tratta di un elemento che ha ancora un peso determinante quando si tratta di esprimere un giudizio su una persona. Un manager si gioca gran parte della sua carriera in questo dettaglio, ecco perché non dovrebbe mai perdere di vista quello che Internet restituisce digitando il suo nome nella casella di ricerca di Google (se non te ne preoccupi potresti mettere a rischio le tue possibilità di avere successo o di essere assunto da un’azienda importante).

Le immagini e le pubblicazioni che sono associate al tuo nome e ai tuoi profili raccontano al mondo l’unica verità ormai data per buona, senza più differenziare tra vita pubblica e vita privata. Immagine personale e professionale sono ormai un tutt’uno e i recruiter traggono informazioni preziose su di te in qualsiasi piattaforma e canale, per conoscerti meglio e decidere se affidarti un ruolo importante nella loro azienda.

Mini-guida al personal branding per un manager

consigli di personal branding per manager

Come sempre, voglio essere pratica e darti dei consigli utili che puoi seguire fin da subito. Ecco i 10 punti principali per lavorare sul tuo brand personale se sei un manager:

  1. Definisci chi sei, qual è il tuo ambito di competenze , quali sono i tuoi punti di forza. Ti consiglio di compilare il Personal branding canvas per avere le idee chiare.
  2. Come vuoi essere percepito nel tuo settore? Per rispondere rifletti sui tuoi obiettivi professionali.
  3. Lavora sul tuo Professional brand: cosa sai fare? cosa ti differenzia dagli altri professionisti del tuo settore? quali sono i tuoi valori?
  4. Cura la tua foto profilo: è coerente con il tuo ruolo e trasmette professionalità, affidabilità e tutti gli altri valori fondamentali per le aziende a cui punti?
  5. Crea la tua rete e prenditene cura giorno dopo giorno.
  6. Condividi contenuti di valore. LinkedIn è il social network per eccellenza nel contesto professionale e proprio per aiutare i professionisti a mettere in mostra le proprie competenze ha creato Pulse, una piattaforma su cui gli iscritti possono pubblicare e condividere articoli, come in un blog.
  7. Fatti conoscere: collabora con altri professionisti, pubblica articoli sulle riviste del settore, partecipa ad eventi come speaker, pubblica libri, rispondi alle domande dei potenziali clienti dell’azienda, …
  8. Monitora la tua reputazione online.
  9. Fai networking e commenta i post dei colleghi con l’intenzione di apportare qualcosa di utile (dati, novità del settore, opinioni degli esperti, …)
  10. Cerca di essere attivo sui social ma soprattutto di essere sempre costante.

Luigi Centenaro, tra i più grandi esperti di personal branding in Italia, ti consiglia di seguire la regola delle 3C, che racchiude in 3 sole parole tutti i consigli di questa mini-guida al personal branding per manager: Chiarezza, Coerenza e Costanza.

Un esempio di personal branding di successo: il manager Marchionne

marchionne, esempio di personal brand per un manager

Di Sergio Marchionne si è parlato, e si parla ancora, tanto sia nel bene che nel male. Il suo carattere riservato non lo ha certo aiutato a guadagnarsi la stima dell’opinione pubblica ma i suoi meriti come uomo d’affari non sono mai stati messi in discussione. Sotto la sua direzione la FIAT è diventata una multinazionale famosa in tutto il mondo e il suo personal brand potrebbe essere riassunto nella formula “manager dei miracoli”.

Il brand personale di Marchionne era chiaro: un manager capace, instancabile lavoratore, con una visione internazionale e una mentalità aperta. Ma anche i manager sono persone e molti elementi della sua personalità sono confluiti nella sua immagine professionale, rendendola immediatamente riconoscibile. Oltre al suo carattere schietto e diretto, anche visivamente era facile individuare la sua unicità: il suo era uno stile casual, informale (i cardigan che indossava anche quando aveva appuntamento con il Presidente degli Stati Uniti sono diventati iconici!), che voleva rappresentare un nuovo modello di management (lo stesso di Steve Jobs).

Il tuo personal brand è focalizzato sui tuoi obiettivi professionali?

Se hai bisogno di riallineare la tua immagine di manager agli obiettivi aziendali delle imprese più importanti del tuo settore contattami e insieme renderemo più efficace il tuo personal brand.

A lezione di marketing dalle modelle: come fare del brand personale un mito

lezioni di marketing dalle modelle

Di brand personali di successo non ce ne sono poi molti. Mi riferisco a quelle persone che sono riuscite a creare, da soli o grazie a esperti di marketing e consulenti di immagine, un marchio riconoscibile e memorabile, che immediatamente viene associato a un concetto o a un valore. Se ti chiedessi di dirmi, adesso, qual è per te il personal brand più forte in Italia probabilmente mi risponderesti Chiara Ferragni. Ai più giovani sembrerà incredibile, ma anche prima di Instagram era possibile diventare un mito. Sì, perché il personal branding non è nato con i social media: questo canale ha solo amplificato e velocizzato il fenomeno.

Oggi, come 10, 20 o 50 anni fa, ci sono settori in cui è più facile guadagnare risonanza e farsi conoscere, come il mondo della moda, da cui Chiara Ferragni proviene.

Ma tutte le modelle o aspiranti tali raccolgono consensi e diventano famose? No, infatti di Chiara Ferragni ce n’è una sola e anche se in tanti, ancora oggi, sono convinti che la sua popolarità sia solo il risultato di un grandissimo colpo di fortuna, la realtà è che il suo successo non è stato casuale. Nella storia della sua affermazione ritroviamo 4 elementi che ricorrono in tutti i brand che sono diventati un mito:

  • originalità
  • tratto distintivo
  • tempismo
  • visione strategica.

Vediamo allora qualche esempio di ieri e di oggi e poi cerchiamo di trarre qualche buon consiglio per fare anche del nostro brand personale un cult senza tempo.

In principio erano le Supermodels: Cindy, Naomi, Claudia, Carla, Linda

Brand e mito: le supermodelle

Sembra ieri e invece sono passati già 30 anni. Per quelli che negli anni ‘90 c’erano, le icone fashion di riferimento erano Cindy Crawford, Naomi Campbell, Claudia Schiffer, Carla Bruni, Linda Evangelista. Furono ribattezzate le Supermodels perché incarnavano l’idea della perfezione femminile, con i loro corpi sexy e definiti, delle vere e proprie dee scese in terra.

Conquistarono un potere economico mai visto, contratti milionari, la loro immagine ovunque, stilisti e brand che se le contendevano a suon di bigliettoni. Fu un vero e proprio fenomeno che influenzò la moda e il gusto di quegli anni.

Ma quello che è davvero interessante osservare di queste modelle è che non si lasciarono scappare l’occasione di coltivare il proprio brand – considerando che nella moda il successo dura solo qualche anno bisognava essere previdenti!

E nel successo della Top model Cindy Crawford ritroviamo proprio quei 4 elementi che fanno di un personaggio un brand che sopravvivere alle mode e ai cambiamenti della società.

cindy crawford e il personal branding

Cindy Crawford è ancora ben viva nell’immaginario di tutti noi per la sua bellezza e in particolare per un dettaglio fisico che non si scorda: un sensuale neo all’angolo della bocca. Quando pensi alla Crawford vedi quel neo. Un po’ come Marilyn Monroe. Ecco il tratto distintivo.

Cindy Crawford, tra tutte, cominciò a lavorare sul proprio personal branding ancora prima di lasciare le passerelle. Si dedicò al mondo del fitness e divenne un’icona del fisico tonico, scolpito dalla palestra e dell’aerobica. Le sue video lezioni di ginnastica spopolarono in America. Ecco l’originalità.

Cindy sfruttò il momento storico giusto per costruire la sua popolarità nel mondo del fitness: negli anni ‘90 un corpo atletico era l’obiettivo di tutte le donne. Dieci anni prima o dieci anni dopo non avrebbe avuto lo stesso successo perché il gusto estetico della società era diverso. Ecco il tempismo.

Per terminare l’esempio di come Cindy Crawford, modella di successo degli anni ‘90, sia riuscita ad affermare il suo brand personale trasformandolo in un mito, vediamo che ogni sua azione non è mai stata né casuale né avventata. Cindy si fa ambasciatrice di uno stile di vita sano, cura il suo corpo, la sua immagine rimane negli anni sempre coerente a questi principi. Per i brand rappresenta un punto di riferimento e una garanzia, la contrattano come testimonial perché rappresenti con la sua immagine e la sua filosofia di vita i loro marchi.

I video di fitness furono solo l’inizio, poi arrivarono i profumi col suo nome, la linea di arredamento per la casa, e per ultimo, notizia recentissima, la partecipazione come azionista di minoranza in uno dei siti di lifestyle più importanti del Canada, The Coveteur. Ti sembra che le sue mosse siano state casuali? Posso assicurarti di no: a un certo punto della sua carriera la modella Cindy Crawford ha deciso di posizionarsi e di iniziare un percorso ben preciso. Ecco la visione strategica.

Chantelle: il testimonial che non ti aspetti

I brand che hanno una chiara identità e dei valori precisi con cui il pubblico li identifica non scelgono come testimonial una modella qualsiasi. Un bel viso e un corpo perfetto non sono sufficienti quando si ha una visione a lungo raggio e una filosofia che è parte integrante del brand.

Chantelle Winnie è una modella di colore affetta da vitiligine. Questo significa che alcune zone del suo corpo non hanno pigmentazione: dato il colore della sua pelle, il contrasto è ben evidente.

Chantelle Winnie e la costruzione del personal brand

Per caso Chantelle ha rinunciato al suo sogno di calcare le passerelle mondiali a causa del suo problema estetico? Non ne staremmo parlando ora. Infatti Chantelle ha combattuto e vinto la sua battaglia contro una bellezza stereotipata, aiutata anche dai tempi ormai maturi per accettarla come modella e da un pubblico consapevole che supporta chi lotta contro la discriminazione.

Brand come Desigual e Diesel hanno visto in Chantelle la portavoce perfetta per trasmettere un’idea di moda non convenzionale, originale e creata per gente reale.

Anche nella storia del successo della modella Chantelle Winnie ritroviamo i 4 elementi che rendono un brand personale un mito:

  • il tratto distintivo: la vitiligine, inizialmente il suo punto debole,
  • l’originalità, sposata da brand che si rivedono in questa filosofia,
  • il tempismo della sua rivendicazione come modella “imperfetta”,
  • la visione strategica, nella scelta di posizionarsi come una modella che incarna precisi valori e rimanendo sempre coerente a questa immagine.

E poi arriva Chiara Ferragni: imprenditrice digitale e super influencer

Chiara Ferragni non smette mai di far parlare di sé. Anche in questi giorni il web è diviso per la sua collaborazione con la marca di acqua minerale Evian. Insieme hanno creato un’edizione limitata di bottiglie in vendita a 8 euro l’una.

Il brand fortissimo di Chiara Ferragni

Una grande strategia di co-branding che non tutti hanno capito o, peggio, accettato. Ma, di fatto, ora le bottiglie brandizzate da Chiara sono sold out. Opera maestra di marketing del desiderio (se vuoi saperne di più puoi leggere qui).

Il brand Chiara Ferragni, piaccia o no, è una vera e propria lezione di personal branding da cui tutti dovremmo imparare. Molti dicono che quello che fa la Ferragni non è niente di speciale e che chiunque, al suo posto, avrebbe potuto ottenere lo stesso successo. Eppure solo lei ci è riuscita.

Molti contestano la sua scelta di condividere ogni momento della sua vita sui social, ma proprio questo canale le ha regalato la popolarità che oggi le grandi aziende le pagano cara. Chiara Ferragni si è imposta come fashion blogger, come fashion influencer e come imprenditrice digitale, ha cavalcato l’onda della storia d’amore impossibile con il rapper Fedez, ha organizzato il matrimonio più social della storia – battendo anche il Royal wedding di Henry e Megan d’Inghilterra – ed è pronta a lanciare un documentario (attesissimo!) sulla sua vita.

A Chiara non sono di certo mancati originalità – per il suo modo di approcciarsi alla moda sfruttando i nuovi media, diventato anche il suo tratto distintivo –, tempismo – fu tra le prime a capire le grandi potenzialità di Internet e dei social – e, ovviamente, una chiara e solida visione strategica, che le ha permesso di festeggiare i 9 anni del suo blog The Blonde Salad, di lanciare una linea di scarpe, di essere amica dello stilista Karl Lagerfeld, e di stringere collaborazioni continue con i migliori brand italiani e internazionali che la pagano fior fior di quattrini per essere associati alla sua immagine.

Per concludere: lezioni di personal branding per te

Quali sono le lezioni che ci insegnano Cindy Crawford, Chantelle Winnie e Chiara Ferragni, e che dovremmo far nostre per far diventare un brand personale un mito?

  • Parti da te stesso e trova ciò che ti rende unico (può esserti utile usare il Personal branding canvas).
  • Evidenzia la tua unicità. Se è un punto debole fallo diventare il tuo punto forte (ti sarà di grande aiuto leggere questo post: Insicurezze sull’aspetto fisico: ecco come superarle).
  • Proponiti in maniera originale (essere la copia di qualcun altro non ti farà mai notare).
  • Metti in mostra la tua personalità.
  • Dai valore alla tua immagine (l’aspetto esteriore rafforza e amplifica il tuo messaggio. E ricorda che la prima impressione determina in gran parte l’opinione che il tuo interlocutore si farà di te).
  • Cura il tuo look (per trasmettere coerenza e per sentirti meglio anche con te stessa).
  • Fai in modo che la tua immagine rappresenti il meglio di te, non altro da te.
  • Sfrutta il canale che ti è più congeniale per farti conoscere: Instagram, YouTube, blog, podcast, …
  • Quando senti che è il momento giusto, agisci!
  • Se non vuoi sprecare neanche una buona occasione prepara una strategia (riprendi il Personal branding canvas)

Impara da chi ce l’ha fatta

Spero che questo post ti sia piaciuto, nasce dalla mia convinzione che si possa imparare tantissimo da chi ha ottenuto il successo grazie all’impegno e a una strategia mirata.

Le modelle, e il mondo della moda in generale, subiscono sempre un pregiudizio: chi ce l’ha fatta è solo per un colpo di fortuna. Sicuramente per qualcuno sarà così, ma posso assicurarti che quel tipo di successo dura molto poco. Cindy Crawford è sulla cresta dell’onda da 30 anni, Chiara Ferragni da quasi 10 e nessuna delle due si è seduta sugli allori: hanno dato vita a progetti ambiziosi, si sono messe in gioco e hanno un piano per il futuro.

Vorrei creare un appuntamento mensile con i post “A lezione da…”.

Mi fai sapere se l’idea ti piace? Ti basta lasciare un commento qui sotto.

Come risolvere i problemi di autostima e migliorare la percezione degli altri di te

Allenati a migliorare la tua autostima

Persone meno preparate di te ottengono il posto di lavoro che hai sempre sognato o sono lodate e apprezzate sui social come se fossero le menti più geniali del secolo.

Forse ti è capitato di vivere queste situazioni e di soffrirne, non tanto per invidia, ma perché hai avuto la sensazione che non fosse giusto.

Perché qualcuno con minori capacità di te si ritrova con posizioni di lavoro migliori, guadagna di più ed è considerato un esempio da seguire? Te lo spiego subito: perché quella persona ha creduto in se stessa molto più di quanto non fai tu.

Avere un’autostima alta e un atteggiamento positivo verso le sfide della vita ti permette di ottenere risultati migliori, indipendentemente dalle tue capacità o dall’esperienza in un settore. L’autostima influisce sul tuo successo personale e professionale in due modi: da un lato se sei sicuro di te stesso sfrutti tutte le occasioni che incontri sul tuo cammino e questo significa che hai più probabilità di riuscire a dimostrare le tue capacità o, se stai muovendo i primi passi nel tuo settore, di trovare qualcosa che ti riesce particolarmente bene; d’altra parte, avere un’alta autostima e porti in modo positivo migliora la percezione degli altri di te e facilita le relazioni.

Pensaci: con chi vorresti stringere un legame, con una persona dinamica e ottimista o con qualcuno che è sempre insicuro, demotivato e si chiuso in se stesso?

La questione di come ti vedono gli altri è fondamentale se sei un professionista: la tua immagine e la tua attitudine parlano di te ancora prima che apri bocca, e sono ciò che le persone ricordano di te. La prima impressione è da sempre importante, ma oggi lo è ancora di più perché i ritmi sono sempre più rapidi e ognuno di noi ha pochissimi secondi per convincere il proprio interlocutore a dargli un’occasione.

Se non credi in te stesso come puoi aspettarti che qualcun altro lo faccia? Per ottenere dalla vita quello che vuoi devi innanzitutto credere in te stesso e se non sei abituato a farlo devi cambiare le tue convinzioni e imparare a vederti in modo positivo. Una bassa autostima non è una caratteristica che appartiene al tuo patrimonio genetico e che per questo non puoi cambiare. L’autostima si allena e si migliora, basta un po’ di buona volontà e il giusto atteggiamento.

Che cos’è l’autostima

L’autostima è il valore che dai a te stesso, è il modo in cui ti giudichi e consideri le tue capacità. Le persone con un’alta autostima sono soddisfatte e hanno il coraggio di mettersi alla prova con sfide sempre nuove perché credono nelle loro possibilità di riuscire a superare gli ostacoli che si trovano davanti.

Chi ha una bassa autostima è invece convinto di non poter ottenere dei risultati positivi e per evitare di mostrare la propria incapacità si chiude, si trincera nel proprio piccolo mondo fatto di certezze rassicuranti. Chi ha l’autostima sotto i piedi è infelice, vedo la propria situazione negativamente ma non ha il coraggio di cambiarla.

Ma se con l’autostima alta o bassa non ci si nasce, da cosa dipende un atteggiamento piuttosto che un altro?

Persone con un carattere più sensibile e meno forte sono più influenzabili dai fattori esterni. Ad esempio un bambino che nel corso dell’infanzia o dell’adolescenza non è stato mai supportato dalla famiglia, dagli amici, dagli insegnanti, è probabile che da adulto avrà poca autostima. Anche aver vissuto un evento negativo, come ritrovarsi in una situazione scomoda davanti a tante persone, perdere in una competizione, essere messo in imbarazzo davanti ai coetanei, può condizionare la percezione di sé e far credere a una persona di essere inferiore agli altri.

Una bassa autostima, oltre a chiudere tante porte, può anche causare problemi più gravi, dall’insoddisfazione come condizione normale alla depressione.

Hai una bassa autostima? Valutalo così

Se la tua fiducia in te stesso è particolarmente debole, riconoscerlo è il primo passo per risolvere la situazione. Come puoi dire con certezza se hai solo un piccolo problema di sicurezza o se la tua autostima è proprio bassa?

Per prima cosa ragiona sulla tua percezione di te stesso: come ti consideri? vedi solo quello che non sai fare o riesci anche a riconoscerti delle virtù?

Per aiutarti a capirlo prova a mettere per iscritto i tuoi pensieri per una settimana: qual è la visione generale che puoi cogliere dalle tue parole? i tuoi pensieri sono soprattutto critici e negativi e ci sono schemi ricorrenti per cui in ogni situazione tu risulti sempre incapace e inferiore agli altri? In questo caso devi renderti conto che hai un problema di bassa autostima.

Questi sono gli errori che abbassano la tua stima personale

Una scarsa autostima non è qualcosa con cui si nasce, ma è il risultato di fattori esterni e di un approccio sbagliato alla realtà. Chi non sa riconoscere in se stesso delle virtù commette in particolare 2 errori:

  1. di una situazione vede solo il lato negativo (non so fare qualcosa quindi sono un incapace)
  2. crede che le cose non possano cambiare (assume un atteggiamento disfattista invece di uno propositivo, ovvero non so fare qualcosa, posso imparare).

Visto che sono certa che la bassa autostima sia una condizione che con buona volontà e positività si può cambiare, voglio darti alcuni consigli per evitare di commettere questi errori nella tua vita.

Migliorare l’autostima: 10 consigli pratici per cambiare la percezione di te stesso

  1. Scopri la causa della tua insicurezza (un ambiente critico e negativo nella tua infanzia, un importante evento avverso, un difetto fisico che ti mette a disagio) e parti da questo per capire cos’è che ti blocca.
  2. Zittisci la voce negativa che ti dice che gli altri (i tuoi colleghi, i tuoi amici) sono migliori di te.
  3. Cerca di vedere il lato positivo anche nelle situazioni peggiori (ad esempio: non sei stato assunto per il posto di lavoro che volevi. Non pensare che è perché non sei abbastanza bravo e che non troverai mai un buon lavoro. Sii ottimista e sfrutta questo rifiuto per migliorare come professionista e per imparare a “venderti meglio” – questo concetto lo vedremo meglio tra un po’).
  4. Credi in te stesso perché solo così anche gli altri lo faranno. Molti buoni professionisti si fanno scappare ottime occasioni perché non credono nelle proprie capacità. E così si verifica quello che abbiamo visto all’inizio: persone meno competenti ma più sicure di sé ottengono risultati migliori.
  5. Focalizzati su ciò che sai di far bene e non su quello che non sai fare.
  6. Affronta nuove sfide costantemente: abituandoti a superare situazioni complicate ti sentirai più sicuro.
  7. Guarda i problemi e le tue preoccupazioni in modo distaccato.
  8. Se c’è un problema nella tua vita siediti e analizzalo, valuta pro e contro e parlane con persone di cui ti fidi.
  9. Trova il tuo modo per combattere la negatività e le sensazioni di ansia e paura. Non c’è un metodo valido per tutti, per alcuni è ascoltare musica rilassante, per altri fare sport, per altri ancora meditare. Trova quello che funziona per te.
  10. Fai molta pratica in quelle attività in cui non ti senti sicuro (ad esempio: ti senti a disagio a parlare in pubblico? Esercitati più che puoi, prendendo confidenza prima con gruppi di poche persone e via via con gruppi sempre più grandi. All’inizio sarà dura, ma con il tempo e la pratica non sarà più un problema).

Ma forse il consiglio più importante è questo: devi sapere che le persone con un’alta autostima non credono di essere dei supereroi: sono persone consapevoli dei propri limiti e della loro imperfezione ma si accettano e non temono di mettersi alla prova. Allora cerca di essere indulgente con te stesso e non chiuderti da solo tutte le porte, perché magari potresti essere la persona giusta per quel lavoro o per quella relazione nonostante la tua imperfezione o proprio grazie ad essa! In molti casi infatti non sono i meriti su carta a far apprezzare una persona, ma la sua capacità di empatizzare con gli altri, di far squadra, di mettersi in gioco, e qui non c’è un migliore o un peggiore, ci sono solo persone aperte e persone chiuse.

Credi in te stesso e venditi meglio

Per un professionista la propria immagine è il biglietto da visita con cui presentarsi e farsi ricordare. Un’immagine che trasmette sicurezza, positiva e accogliente, ha sicuramente un impatto migliore di una che comunica l’esatto opposto. Ecco perché se vuoi ottenere nella vita quello che meriti devi saper trasmettere al tuo interlocutore queste sensazioni positive.

Il concetto di “sapersi vendere” è fondamentale nell’ottica del personal branding perché un professionista presenta se stesso come un brand, quindi deve essere in grado di catturare l’interesse del pubblico a cui si rivolge e risultare il migliore per farsi scegliere. Proprio come quando ti trovi a scegliere tra marchi e prodotti apparentemente tutti uguali ed è solo uno quello che porti a casa. E sai nel 90% dei casi qual è il prodotto che scegli? Non quello tecnicamente migliore o con le dotazioni più all’avanguardia, ma quello che sa intercettare le tue emozioni e farti sentire bene.

Chi compra un Iphone o una Ferrari non compra il prodotto in sé ma l’universo di valori ed emozioni che questi brand sono riusciti a comunicare. Allo stesso modo un CEO, un recruiter o un cliente non seleziona un professionista solo per il suo curriculum ma sceglie chi a primo impatto gli trasmette le giuste sensazioni: sicurezza, professionalità, creatività, ottimismo, simpatia,… (dipendendo da quello che cerca).

Sapersi vendere, mostrando la migliore immagine possibile di sé è importantissimo in tutti gli aspetti della vita, dalla sfera personale a quella professionale.

Per trasmettere il messaggio giusto e venderti bene devi innanzitutto conoscere il tuo interlocutore e capire cosa cerca. In base a questo devi fare in modo che la tua immagine sia in linea con le sue aspettative. Non solo: se vuoi risultare credibile devi essere tu il primo a credere nella tua immagine. Questo significa che il look che ti rappresenta devi sentirlo tuo, deve riflettere la tua consapevolezza del professionista che sei e che vuoi “vendere”.

Non sei perfetto e hai ancora tanto da imparare? Benvenuto nel club!

Credere in te stesso e avere un atteggiamento positivo nei confronti del cambio e delle sfide della vita ti rende sicuro e ti permette di approfittare delle buone occasioni che bussano alla tua porta. Allo stesso tempo rende le persone che ti stanno intorno ben disposte nei tuoi confronti ed è più facile convincerle a darti un’occasione per dimostrare le tue capacità.

Gioca tutte le tue carte: sfrutta le tue mancanze come stimoli per migliorare e guardare con entusiasmo e curiosità la vita, dai alla tua immagine uno stile che metta a suo agio il tuo interlocutore, usando i colori giusti per veicolare le emozioni migliori (i politici sono dei veri e propri maestri in questo, perché sanno sfruttare la psicologia dei colori per comunicare meglio).

Che cosa ne pensi della questione dell’autostima e di come influisce sulla percezione degli altri di te?

Se ti va, raccontami la tua esperienza. E se cerchi un metodo per scoprire il tuo valore unico come professionista leggi il post della scorsa settimana: ho parlato di Personal Branding Canvas, un modo fantastico per focalizzare la tua attività di comunicazione e la tua immagine sui tuoi punti forti!

Crea la mappa del tuo brand con il Personal Branding Canvas

Ecco come compilare lo schema del Personal branding canvas

Se mi segui spesso sai che uno dei miei mantra è “Tu sei il tuo brand”. Per un professionista è fondamentale curare la propria immagine perché è un po’ come il packaging di un prodotto: tu compreresti un articolo che non ha una bella confezione, che non si presenta con le giuste parole e il miglior design? Sono certa di no. Perché a primo impatto è l’occhio a guidare le nostre scelte, soprattutto quando l’offerta di prodotti apparentemente uguali è ampia e non c’è tempo di verificare uno ad uno qual è il migliore.

Questo vale per i prodotti ma anche per le persone.

La tua immagine deve rappresentare nel modo migliore il tuo valore più grande: la tua professionalità. Chi si imbatte nel tuo profilo (su LinkedIn, nel box autore di un blog post o nel programma di un evento di settore) deve riconoscere in te certi valori e una filosofia di vita che corrispondono ai suoi o a quelli che considera cruciali per un professionista come te. Solo  in questo modo, ossia se si verifica questa corrispondenza, un potenziale cliente deciderà di contattarti per lavorare con te o un recruiter ti offrirà un lavoro in un’azienda.

Personal branding: trasmetti il tuo valore come professionista

Fare Personal branding significa definire e rendere evidente a tutti la ragione per cui una persona dovrebbe sceglierti come partner di lavoro o come persona di fiducia a cui affidare un progetto. Questa ragione è il tuo valore come professionista.

Trova il tuo valore aggiunto come professionista

Ma tu hai chiaro il motivo per cui, professionalmente parlando, potresti essere la risposta alle esigenze di qualcuno? A volte infatti è davvero difficile avere una visione chiara e completa di chi siamo, cosa facciamo e qual è la nostra offerta. Sai chi sei (un consulente, un grafico, un personal shopper, etc…) ma sapresti definire qual è il valore aggiunto che ti rende unico rispetto a tutti i tuoi competitor?

L’elemento che fa la differenza è facile da trovare se sai dove cercarlo. Il tuo valore aggiunto è già dentro di te e oggi vedrai come renderlo molto, molto concreto. Oggi parliamo di Business model applicati al Personal branding e di strumenti che rappresentano graficamente chi sei e cosa offri per chiarirti le idee e renderle più facili da assimilare a chi potrebbe avere bisogno di te.

CANVAS: UN MODELLO VISUALE PER IL PERSONAL BRANDING

Per essere incisivo, tu per primo devi avere ben chiara la tua identità, le tue competenze e l’elemento differenziale che ti caratterizza. Un modello grafico ti permette di visualizzare tutte le informazioni più rilevanti per creare un brand personale d’effetto e comunicarlo in modo efficace alle persone giuste.

I tre modelli di riferimento nella rappresentazione grafica del Personal branding sono:

  • il Business Model Canvas di Alexander Osterwalder
  • il Business Model You di Tim Clark
  • il Personal Branding Canvas dell’italiano Luigi Centenaro

A partire dal primo modello, nato dall’idea di creare una mappa con cui rappresentare un business, fino all’ultimo, quello di Centenaro, che adatta il template alla dimensione individuale, c’è un’evoluzione significativa nel modo di intendere il brand personale. Non solo: diventa fondamentale, per un professionista che vuole avere successo, individuare la propria promessa di valore: ciò che lo rende unico e lo deve mettere in evidenza rispetto alla concorrenza.

Il Personal Branding Canvas ideato da Luigi Centenaro è uno strumento che permette ai professionisti di pensare in maniera strategica al proprio brand. La rappresentazione grafica ne semplifica gli elementi più importanti e li rende più facili da analizzare, non solo singolarmente ma anche globalmente, in relazione con tutti gli altri fattori che possono influenzarlo. In questo modo risulta più semplice individuare il proprio valore aggiunto e creare la giusta strategia con cui comunicarlo.

Il Personal Branding Canvas è uno schema pratico da usare e da consultare perché si sviluppa su una pagina ed è organizzato in 4 sezioni e 11 blocchi. Per ogni blocco ci sono domande strategiche a cui rispondere che offrono spunti utili su cui riflettere. Il trucco per sfruttare appieno questo metodo è dare risposte chiare, sintetiche e sincere. Centenaro consiglia di usare dei post-it per rendere tutto più pratico e visuale – inoltre questa è una buona soluzione perché si possono spostare i foglietti da un blocco all’altro se ci si rende conto di essersi sbagliati.

Consigli per compilare il tuo Personal Branding Canvas

Luigi Centenaro, ideatore del business model italiano per il brand personale, mette a disposizione gratuitamente sul suo sito il pdf del Personal Branding Canvas. Una volta scaricato dovrai stamparlo – possibilmente in A1, come suggerisce lo stesso Centenaro – e compilarlo con le tue analisi. Non è un lavoro semplice o rapido, ma posso assicurarti che ne varrà la pena!

Vediamo insieme le 4 sezioni del Personal Branding Canvas di Centenaro e come riempire tutti i blocchi con informazioni significative.

1. La tua identità: chi sei, cosa fai, cosa sai fare e come puoi dimostrarlo

In questa prima sezione ci sono 5 blocchi:

  1. Identità
  2. Competenze
  3. Professione e Arena
  4. Ragioni per credere
  5. Promessa

Qui devi delineare in modo preciso e quanto più oggettivo possibile la tua personalità, il tuo modo di relazionarti con le persone, i tuoi ideali, le tue passioni, i tuoi interessi. È qui che devi analizzare le esperienze che ti hanno reso la persona e il professionista che sei oggi e arrivare a capire qual è la ragione per cui fai quello che fai. Metti nero su bianco le cose che sai fare e tutto ciò che testimonia le tue capacità (dagli attestati, al portfolio, fino ai numeri sui social e i commenti positivi rilasciati da colleghi o partner di lavoro).

Questa è una sezione fondamentale perché ti permette di analizzare il passato, il presente e il futuro. E ti obbliga a porti una domanda apparentemente banale ma in realtà importantissima: perché fai quello che fai? Cercare la risposta ti metterà davanti alle cose che contano davvero per te e questo potrebbe cambiare non solo il tuo approccio al tuo lavoro ma anche la tua vita.

Al termine di quest’analisi sarai molto più consapevole del tuo percorso e di te stesso come professionista e questo ti aiuterà a comunicare meglio il tuo valore aggiunto.

2. Il tuo pubblico di riferimento: a chi parli e chi vuoi convincere

Nella seconda sezione del Personal Branding Canvas ideato da Luigi Centenaro, si analizza la controparte di ogni strategia di comunicazione: il ricevente o destinatario del messaggio. Qui devi delineare chi sono le persone a cui parli, quelle a cui vuoi che il tuo valore appaia in modo cristallino. Pensa al tuo pubblico target (clienti potenziali, datori di lavoro, HR manager, etc…) ma anche a quelli che possono fare da intermediari, ossia parlare positivamente di te (follower sui social, influencer, opinione pubblica, etc…). Ecco quindi che dovrai tenere in considerazione anche tutti i luoghi virtuali come i social media e le loro dinamiche: individua forum, community, profili importanti da tenere sotto controllo.

3. La tua strategia per comunicare il tuo valore

In questa terza sezione si comincia a concretizzare la strategia di personal branding, stabilendo dei punti fermi:

  1. Concorrenti
  2. Posizionamento
  3. Comunicazione

Entrano in gioco i competitor reali perché devi identificare cosa ti differenzia da loro e cosa potrebbe renderti unico agli occhi del tuo pubblico target. Devi riflettere sul tuo posizionamento: perché qualcuno dovrebbe scegliere proprio te? Per rispondere rifletti sui tuoi valori professionali, sul modo in cui ti approcci al tuo lavoro, sulle tue competenze o sulle tue risorse. Devi trovare un elemento in grado di colpire al cuore il destinatario della tua strategia di comunicazione, che gli faccia dire “È con lui che voglio lavorare!”.

Mi viene in mente l’esempio dello chef Davide Oldani che, per risaltare in un mercato saturo di guru della cucina e ambasciatori della cultura culinaria italiana, si è inventato la cucina pop. Oldani non ha scoperto niente di nuovo – cucinare pop significa semplicemente valorizzare al massimo i sapori delle materie prime che si usano – ma lavorando sul posizionamento è riuscito a differenziarsi dai competitor e mettersi così in risalto. E ora è il cuoco pop.

Davide Oldani, esempio di strategia di personal branding di successo

E arriviamo alla strategia di comunicazione, perché trovare l’elemento che ti distingua dalla folla non basta se poi non lo comunichi e non lo rendi evidente. Qui trovi molti dei concetti che ho già approfondito in questo blog: l’importanza dell’immagine personale, della foto profilo, lo storytelling per il personal branding, il tono di voce, l’uso dei social, il networking.

Ti faccio un esempio che mi è molto caro perché l’ho vissuto in prima persona sulla mia pelle: io porto gli occhiali e questo potrebbe sembrare un difetto, un’imperfezione. Bene, io ho deciso di sfruttare questo dettaglio della mia immagine per rendere immediatamente riconoscibile il mio brand personale. I miei occhiali fanno parte del mio look, raccontano della mia passione per la moda e gli accessori, il mio gusto moderno dal sapore un po’ vintage. Anche questo è fare storytelling del proprio brand. Questo per dimostrarti che anche un dettaglio all’apparenza insignificante può fare la differenza e aiutarti a rimanere impresso nella mente delle persone.

Il ritorno sull’investimento: la tua strategia funziona?

L’ultima sezione del pdf del Personal Branding Canvas si completa analizzando:

  1. Investimenti
  2. Risultati

È arrivato il momento di essere pratici e capire cosa ti serve per mettere in atto la tua strategia di personal branding, ossia in cosa devi investire? Formazione, attività di marketing, consulenze con esperti, etc…

E se da una parte ci sono capitali che escono, dall’altra dovranno esserci capitali che rientrano: sono i tuoi risultati, ossia quello che ha fruttato la tua strategia di personal branding. I risultati possono essere diversi, dipendendo dai tuoi obiettivi e dalla fase strategica in cui ti trovi. In un determinato momento, infatti, un risultato importante può essere per te essere conosciuto nel tuo settore, in una fase successiva essere compreso e, a mano a mano che il tuo brand si afferma, punterai ad essere valorizzato, considerato, scelto, confermato e consigliato.

Ancora un esempio che viene dal mondo della cucina: lo chef Carlo Cracco. Cracco è uno che negli ultimi anni ha investito tantissimo sul proprio brand personale: ha partecipato a programmi televisivi, ha scritto libri, ha presenziato a eventi e rilasciato interviste.

Credi che il suo guadagno sia stato solo il cachet previsto per portare a termine le singole attività?

Decisamente no! Per Cracco questi sono stati investimenti che gli hanno permesso di rendere ancora più forte il suo brand personale, ottenendo come ritorno pubblicità per i suoi ristoranti e clienti disposti a pagare qualunque cifra per provare i suoi piatti.

La strategia di successo del brand personal di Cracco

Questo è avere una strategia efficace di personal branding!

Se non hai ben chiaro in che rapporto sono le risorse che investi e quelle che ricevi a cambio non saprai mai se la tua strategia sta funzionando o se va invece va modificata.

Ad esempio: partecipare gratuitamente ad eventi del tuo settore come speaker per farti conoscere ti aiuta davvero a trovare nuovi clienti o nuove collaborazioni? Se il tempo che investi si trasforma in contatti e contratti, sì; se invece all’orizzonte non si materializza alcun progetto e nemmeno riesci a importi come punto di riferimento nel tuo settore, probabilmente ti conviene abbandonare quest’attività perché non hai un ritorno sull’investimento significativo.

Conclusioni: perché usare il Personal Branding Canvas

Le persone scelgono di lavorare con te solo se percepiscono il tuo valore. Il problema è che molto spesso sei tu il primo a non avere ben chiaro quale esso sia. E allora come puoi sperare che qualcun altro lo intraveda? È in questa direzione che deve andare la tua strategia di personal branding: se vuoi avere successo devi rendere evidente il tuo valore aggiunto e comunicarlo in modo efficace. Il Personal Branding Canvas ideato da Luigi Centenaro è un ottimo strumento per trovare la tua promessa di valore e strutturare una strategia concreta per comunicarlo alle persone che ti interessano.

Allora, stai già compilando il tuo canvas?

Fammi sapere come va e se hai bisogno di aiuto per compilare i vari blocchi che descrivono il tuo brand e il settore in cui devi competere, scrivimi: sarò felice di darti una mano!

Come trovare il tono di voce giusto per il tuo brand personale

come trovare il tono di voce del tuo personal brand

Nel momento in cui hai deciso di fare personal branding avevi ben chiaro di cosa avresti parlato, hai studiato, letto articoli, visitato i profili social dei maggiori esperti del settore per vedere come affrontavano la materia e come reagivano le persone alle loro parole.

Tutto questo ti è servito per lavorare sulla sostanza del tuo brand personale: i dati, i casi studio, le best practice, tutte informazioni che tu ora veicoli quando parli al tuo pubblico e che ti rendono un esperto del tuo settore.

Ma hai mai pensato che anche il modo in cui parli alle persone degli argomenti del tuo settore e del tuo lavoro può influire sulla percezione che il tuo pubblico ha di te? Il come è importante quasi quanto il cosa. Per questo oggi voglio parlarti dell’importanza del tono di voce per un brand e aiutarti a trovare il tono più adatto al tuo brand personale.

Il Tono di voce di un brand: l’occasione per essere unici

un brand personale unico

Offline, quando ti confronti con un cliente, con un collega o con un possibile nuovo partner di lavoro, la tua voce ti aiuta a stabilire una relazione creando empatia e fiducia. A seconda della situazione in cui ti trovi, del tuo interlocutore e del tuo stato d’animo la tua voce avrà un tono piuttosto che un altro e susciterà una sensazione piuttosto che un’altra. La pratica a trattare con le persone e l’esperienza nel settore ti sono di aiuto per capire qual è il tono giusto da usare, ad esempio, in un contesto aziendale, ma per lo più la scelta del tono viene abbastanza naturale.

Quando però si tratta di infondere la tua voce nel tuo brand e dare personalità alla tua immagine le cose si complicano: come si può mettere personalità in qualcosa che è fondamentalmente immateriale come il brand personale? Lavorando sul tono di voce che vuoi che il tuo brand abbia e per il quale vuoi che sia riconosciuto.

La tua voce esprime la tua personalità, parla di te ancora prima che tu racconti chi sei.

Tono di voce: perché ne hai bisogno se fai personal branding?

il tuo tono di voce è il tuo biglietto da visita

Il tono di voce indica il modo in cui vengono veicolati i contenuti: non ci stiamo preoccupando di cosa dire ma di come dirlo.

I brand che hanno più successo sono quelli che si fanno ricordare, e ci riescono lavorando con coerenza sul loro tono di voce.

Il tono di voce è un elemento strategico del tuo brand che deve dare personalità alla tua immagine di professionista per renderti unico rispetto ai tuoi competitor e mantenere vivo il tuo ricordo in chi ha lavorato con te o ha acquistato i tuoi servizi. In questo modo i tuoi clienti ti sentiranno vicino, una persona di fiducia da cui accorrere in caso di bisogno.

Il tono di voce ti rende unico, proprio come la voce è caratteristica per ogni persona e la tua è subito riconducibile a te e a nessun altro.

Come puoi immaginare, trovare il tono di voce giusto per il tuo brand personale non è facile, perché essere certi della personalità che si vuole dare alla propria immagine di professionista è complicato, ci sono tante variabili da considerare, come le aspettative delle persone a cui parli, i tuoi obiettivi, il contesto, il mercato, i competitor, etc.

Un business image expert si occupa anche di questo, analizzando prima di tutto quali sono i valori di un brand (che nel caso di un brand personale coincidono con i tuoi) e poi valutando, in base alle variabili più significative per la tua attività, quale tono ti permette di ottenere l’effetto che cerchi, ovvero la sensazione che vuoi suscitare nelle persone: professionalità, dinamismo, modernità, vicinanza, etc.

Qual è il tono di voce giusto per te? Analizza il tuo pubblico

consigli per trovare il tuo tono di voce

Parlare la lingua del tuo target è fondamentale se vuoi generare empatia e quindi creare una relazione solida con chi ti ascolta o ti legge.

Conoscere bene il tuo pubblico ti è utile sotto tanti punti di vista: ti aiuta a creare l’offerta giusta per i tuoi clienti ideali e a capire in che modo puoi aiutarli con le tue competenze. Ma puoi fare di più: puoi ascoltarli e dare al tuo brand un tono di voce che sia in linea con loro. Dai un’occhiata a come le persone si relazionano con i tuoi competitor sulle pagine dei social: in che modo esprimono i loro commenti? i competitor come rispondono e quali sono le reazioni delle persone?

Questa semplice analisi può fornirti dei suggerimenti utilissimi per plasmare il tono di voce giusto per il tuo personal brand professionale.

Consigli per trovare il tono di voce perfetto per il tuo brand personale

Se credi nel personal branding e vuoi comunicare il tuo valore nella miglior maniera possibile, non prescindere dal tono di voce: questo elemento donerà personalità alla tua immagine di professionista e ti aiuterà a raggiungere emotivamente le persone a cui parli.

Come Business image expert lavoro spesso con professioniste e professionisti che cercano quell’elemento capace di fare la differenza in un settore molto competitivo dove tutti sono più o meno appaiati. Infondere personalità nel proprio brand marca la differenza e le persone lo notano. Ecco allora alcuni consigli per aiutarti a trovare il tono di voce giusto per te:

  • interrogati sulla tua brand identity e rispondi con onestà a queste domande:
    • Chi sono (come professionista?)
    • Quali sono i miei ideali, quali i valori che ho trasferito nel mio brand personale?
    • Qual è il mio valore aggiunto (perché qualcuno dovrebbe scegliere me invece della concorrenza)?
  • circoscrivi il tuo personal brand attraverso una lista di 4 aggettivi
  • in un’altra lista metti nero su bianco cosa il tuo brand personale non è
  • analizza il tuo target e definisci il loro tono di voce: parli a un pubblico B2B che cerca un interlocutore professionale o piuttosto il tuo pubblico è composto da persone che cercano un approccio più diretto e dai toni quotidiani?
  • analizza il tono di voce dei competitor: c’è qualcosa che li rende unici? se non c’è tienili come esempi di come NON devi comunicare con il tuo pubblico; se invece riescono, in un modo o nell’altro, ad essere unici e a rimanere impressi nella mente, ragiona su come ci riescono: giocano sul ritmo? usano parole del linguaggio colloquiale per risultare più alla mano? Entra nella testa delle persone che seguono questi tuoi competitor e cerca di capire cosa apprezzano della loro comunicazione.

Spero ti sia chiaro quanto è importante che il tuo brand personale parli con la tua voce unica. Considera il tono di voce come la tua possibilità per dotare la tua immagine di una personalità. Il mio ultimo consiglio è di usare un tono di voce coerente con te: ti sarà più facile gestirlo e risulterà anche molto più naturale.

Hai già in mente un tono perfetto per il tuo personal brand?

Se hai qualche dubbio o se credi di non riuscire a dare da solo personalità alla tua comunicazione, scrivimi e sarò felice di darti una mano!

Consigli di Personal branding e abbigliamento specifici per le donne

C’è differenza tra un uomo e una donna che fanno personal branding?

Ad alcuni sembrerà una questione legittima, ad altri, forse, una domanda pretestuosa.

Se cerchi informazioni sul web su come creare il tuo brand personale e fare in modo che ti rappresenti e ti faccia ricordare, difficilmente troverai questa separazione: l’argomento si affronta in generale e le indicazioni che la maggior parte dei consulenti dà si considerano valide tante per gli uomini quanto per le donne.

Ma è davvero ininfluente questa distinzione?

In realtà no e te lo dico sulla base della mia esperienza di consulente d’immagine e Style coach. Negli anni ho lavorato con tantissime donne manager alle quali si presentavano problemi che per i loro colleghi uomini non esistevano. Un esempio fra tutti: l’abbigliamento. Quante volte hai avuto almeno un dubbio sull’appropriatezza di un capo di abbigliamento rispetto a una situazione di lavoro? Quante le occasioni in cui hai temuto che il look non ti facesse sembrare abbastanza seria? 

Hai mai fatto caso che l’abbigliamento degli uomini in ambito lavorativo non si commenta tanto come quello delle donne?

Si tratta di un retaggio culturale che ancora, purtroppo, la società contemporanea non è riuscita a sconfiggere: una donna attenta al proprio look è considerata frivola e l’aspetto esteriore sovrasta il suo valore come professionista.

Il risultato? Che spesso le donne che vogliono farsi apprezzare per le loro capacità si ritrovano a sacrificare la propria femminilità e la propria personalità per non perdere autorevolezza.

Molto spesso, nel contesto professionale, essere donna significa essere meno credibile e, in generale, una professionista deve fare molta più fatica dei suoi colleghi uomini per farsi ascoltare e rispettare.

Consapevole di tutto questo, ho studiato e approfondito le necessità delle professioniste e ho differenziato, all’interno delle mie consulenze, un percorso di personal branding specifico per le donne. In questo articolo vorrei dare a tutte le manager, e professioniste in generale, alcune piste da seguire per gestire la promozione del proprio brand personale in modo da guadagnare considerazione e credibilità nel proprio settore.

Personal branding al femminile: una questione (anche) di stile

Miranda Priestly: look donna manager
Miranda Priestly – Il Diavolo veste Prada

In ambito professionale lo stile e la cura della propria immagine sono fondamentali sia per gli uomini che per le donne, ma per queste ultime risultano un po’ più insidiosi.

A volte il pregiudizio è proprio dentro noi donne: abbiamo paura che se ci vestiamo in modo troppo femminile, appariscente o originale appariremo meno serie.

Questo è un grave errore perché essere attenti al proprio look non è sinonimo di leggerezza o superficialità, tutt’altro: la moda è un mezzo di comunicazione e come tale va sfruttato. Una donna che cura il proprio stile interpreta la moda attraverso la propria personalità e sfrutta la propria immagine per definire chi è e qual è il suo messaggio.

Dal mio punto di vista una donna che si prende cura della sua immagine non deve essere considerata meno seria, perché per fare una buona impressione e farsi apprezzare è necessario partire dal look.

Cura la tua immagine riflettendo nel tuo stile chi sei, rispetta la coerenza al tuo messaggio e ai tuoi obiettivi e sarà più facile affermare il tuo personal brand.

Stile: trovare un equilibrio tra professionalità e femminilità

Sul lavoro è meglio avere un look anonimo, convenzionale, piatto oppure essere originali, autentici e riflettere in pieno la propria personalità?

Come sempre, in medio stat virtus (la virtù sta nel mezzo). Per essere presa seriamente in considerazione nel tuo settore e dai tuoi colleghi (sia uomini che donne) devi avere un look consono al tuo ambiente e riflettere le caratteristiche più importanti per la tua professione (se sei un avvocato devi sembrare affidabile, se sei un medico devi trasmettere serietà e sicurezza) ma questo non deve impedirti di mostrare anche la tua personalità, la tua unicità come persona.

Se vuoi farti ricordare, essere solo conforme al tuo settore non ti sarà di aiuto. D’altra parte essere troppo stravagante potrebbe farti risultare inadatta al tuo ruolo.

Come trovare il giusto equilibrio?

Io ragiono così: cosa vuoi comunicare a primo impatto? Capacità, preparazione, creatività? Pensa a quali elementi fisici possono trasmettere questo messaggio: un look sobrio ma attento ai dettagli? uno stile casual ma ricercato? Questo per te deve essere il punto di partenza, la base per costruire l’immagine del tuo personal brand. Ora pensa ad un tratto che ti distingua e che mostri agli altri la tua personalità. Attenzione però: assicurati che questo secondo elemento non entri in conflitto con le caratteristiche che hai individuato all’inizio. 

Stai pensando che non è facile? Hai ragione ma con un po’ di pratica e soprattutto con una sempre maggior consapevolezza di te stessa diventerà più facile trovare il giusto equilibrio.

Vestirsi in modo femminile sul lavoro: sì o no?

Questo potrebbe essere un corollario del principio enunciato sopra: l’importante è assicurarti di non offuscare la tua professionalità a causa di un look troppo esuberante.

Mostrare la tua femminilità non dovrebbe essere penalizzante ma purtroppo in alcuni contesti ancora lo è, quindi valuta bene la situazione in cui ti trovi e agisci con cautela, almeno finché non avrai dato prova delle tue capacità e avrai guadagnato il consenso dei tuoi colleghi “sul campo”.

Consigli di Personal branding validi soprattutto per le donne

Ecco alcuni consigli pratici:

  • Non sminuirti solo per paura di non essere accettata. 
  • Costruisci il tuo Personal brand giorno dopo giorno, condividendo le tue opinioni in gruppi di settore sui social, aprendo un blog sulle tematiche di tua competenza, realizzando video, etc.
  • Esprimi le tue opinioni e accetta le critiche in modo costruttivo, per migliorarti.
  • Non scegliere un look anonimo solo per non sembrare frivola, trova uno stile che ti rappresenti ma che allo stesso tempo ti metta a tuo agio e ti faccia sentire te stessa.
  • Individua un elemento di stile che ti faccia ricordare.
  • Definisci i tuoi obiettivi e crea il tuo percorso verso il successo rimanendo sempre concreta e coerente.
  • Non avere paura di esporti e di reclamare quello che meriti.
  • Fai squadra, soprattutto con altre donne: il networking è una leva fortissima nel mondo professionale.
  • Dai voce ai tuoi successi: a volte siamo vittime del nostro stesso pudore e preferiamo non sembrare troppo autocelebrative. È un grande errore! Hai faticato per ottenere quei risultati, e allora renditi merito e fai sapere anche a chi ti sta intorno che sei una brava professionista.
  • Scappa dalle situazioni tossiche. Purtroppo viviamo in una società ancora fortemente maschilista. Se il tuo superiore è incapace di apprezzarti con oggettività e non ti valorizza come meriteresti, nonostante tu abbia dimostrato in più occasioni le tue capacità, approfitta della prima buona occasione per svincolarti e andare dove possono apprezzarti. Hai mai pensato di metterti in proprio? Non è un’idea così assurda e oggi è molto più facile rispetto a qualche anno fa. 

Le donne che stanno cambiando il mondo: obiettivi chiari e personal branding

Maria Tudor, Evita Perón, Coco Chanel, Elisabetta II, Angela Merkel, Lady Diana, Michelle Obama.

Queste 7 donne apparentemente non hanno niente in comune, appartengono a epoche e luoghi diversi, eppure hanno tutte un minimo comune denominatore: hanno lasciato, o stanno lasciando, un segno indelebile nella storia.

donne che hanno cambiato il mondo
Da sinistra in alto: Lady Diana, Coco Chanel, Elisabetta II, Michelle Obama

Come ci sono riuscite?

Forse tra questi 7 nomi ce n’è uno che ami particolarmente e a cui ti ispiri nella vita di tutti i giorni. Questa è la chiave: si tratta di personalità femminili che sono fonte di ispirazione per tantissime altre donne. 

Quello che caratterizza tutte e 7 è una visione chiara di loro stesse e del mondo che le circonda, ognuna di loro perseguiva, o persegue, un determinato obiettivo in modo deciso. Il loro personal brand è chiaro, si inquadra facilmente e lo stile che hanno scelto per mostrarsi al pubblico e presentare le loro idee è perfettamente coerente con il loro messaggio: Maria Tudor aveva uno stile austero che incuteva rispetto, Evita Perón aveva un look carismatico, Coco Chanel fu una rivoluzionaria nel modo di vestire così come nelle idee che esprimeva. Oggi è probabilmente Michelle Obama la personalità che incarna tutta l’energia, la vitalità e la speranza per il futuro.

La moda è solo un vezzo?

La storia dimostra il contrario: le donne che hanno provato a cambiare le cose, scavalcando i codici di appartenenza maschili, si sono aperte alla moda e al suo potere comunicativo, hanno dimostrato la loro volontà di rottura degli schemi imposti dalla società anche attraverso il loro abbigliamento.

Per far capire meglio il nostro messaggio abbiamo bisogno di un supporto visivo: il look è quello più evidente e di immediata assimilazione. 

Voglio concludere questo post con 2 approfondimenti che secondo me sono interessantissimi per capire le potenzialità di un buon personal branding per tutte le donne.

Il primo è un articolo del Corriere della Sera in cui sono raccolte le 79 donne che hanno comandato il Mondo: si tratta di un elenco delle donne diventate presidenti e premier dagli anni Sessanta a oggi. Dai un’occhiata al loro profilo pubblico, poi guarda come lo stile scelto rifletta il loro messaggio. Il marchio personale di queste personalità è ben definito, chiaro.

Il secondo approfondimento che ti consiglio di leggere riguarda le 19 donne che stanno cambiando il mondo – sono le più influenti in politica, dalle più note, come Theresa May e Angela Merkel, a quelle meno conosciute, come Sheikh Hasina Wazed, primo ministro del Bangladesh e Jacinda Ardern, primo ministro della Nuova Zelanda.

le donne che stanno cambiando il mondo

Alcune di loro rappresentano un vero e proprio spartiacque tra il passato e il futuro, come Michelle Bachelet, la prima donna nominata Presidente del Cile o Bidhya Devi Bhandari, anche lei la prima nella storia a essere Presidente del suo stato, il Nepal.

Come hai potuto vedere, fare personal branding con un’idea di base forte e gestire il proprio look in modo coerente all’obiettivo che ci si è posti non è un optional: è una grande opportunità che anche tu DEVI sfruttare.

Spero che questo post ti sia stato utile.

Ti andrebbe di dirmi chi sono le personalità femminili che più apprezzi e alle quali ti ispiri?

Dopo aver letto quest’articolo saresti in grado di dire se, effettivamente, il loro look conta nella tua percezione del loro ruolo nella storia o nella società?

Aspetto i tuoi commenti!