Power dressing, come si vestono i politici | Isabella Ratti

Power dressing, come si vestono i politici

power dressing

Fino a qualche anno fa si sentiva dire “L’abito non fa il monaco”… e invece oggi – più che in passato – si potrebbe affermare il contrario. Questo vale non solo per le persone comuni, ma anche e soprattutto per soggetti politici che fanno della propria immagine un biglietto da visita, un mezzo per esprimere la propria appartenenza politica e un potente strumento di marketing.

Vincere le elezioni – sia che si tratti di quelle per diventare il Presidente degli Stati Uniti, sia per diventare il Presidente del Consiglio italiano – è anche e soprattutto una questione di stile. Una delle armi più potenti per tutti coloro che vogliono acquisire la fiducia degli elettori è l’iconicità: rendersi riconoscibile attraverso uno stile ben preciso è un modo per far dire alla gente “si, mi ricordo, quello vestito sempre di verde”. L’insieme di queste tecniche che hanno permesso a numeri personaggi di spicco di emergere si chiama power dressing.

Che cosa è il power dressing

Il concetto di power dressing viene definito intorno agli anni ‘70 -’80 del secolo scorso quando sulla scena politica di allora si stavano affacciando personalità che avrebbero cambiato il volto della storia. Tuttavia gli albori di questo tema affondano nella moda di Chanel degli anni ‘20, quando la stilista parigina – antesignana anche in questo – disegnò la prima divisa per donne.

La definizione di power dressing proviene dal mondo della sociologia e in essa affonda le proprie radici: non a caso, il primo autore che ha portato sotto le luci della ribalta questo tema è stato T.Molloy con due manuali “Dress of success” nel 1975 e Women: dress for success nel quale indica come debbano vestirsi le donne nel mondo degli affari. Questo galateo moderno si rivolgeva ad un nuovo target, ovvero donne lavoratrici che provenivano da un ambiente profondamente maschilista e alle quali indossa un’uniforme avrebbe fatto molto comodo non solo per sentirsi più sicure di se stesse, ma per dare autorevolezza al proprio operato.

Oltre al linguaggio, al modo di parlare e di muoversi, al taglio di capelli e alla lunghezza della barba, nella ricetta per il successo c’è anche una buona dose di lezione di stile. Vediamo come i principali politici, sia italiani che oltre Oceano (o Oltremanica) hanno deciso di rendersi riconoscibili.

Lo stile dei politici americani

power dressing

In un paese in cui il colore della pelle di Barack Obama era già un elemento fortemente distintivo, l’ex Presidente degli Stati Uniti, ha saputo costruire uno stile del tutto unico e inimitabile.

Da questo punto di vista, ha scelto di porsi sulla scia di chi decide di vestirsi sempre uguale, fornendo sicurezza e stabilità visiva al proprio elettorato. A confermare questa percezione, era arrivata anche un’intervista a Vanity Fair in cui aveva dichiarato di avere nel proprio guardaroba solamente vestiti blu o grigi: ironicamente, aveva spiegato questa scelta come figlia della “necessità di tagliare le decisioni nell’arco della giornata”Se passiamo invece all’attuale presidente degli Stati Uniti, si può dire – senza timore di essere smentiti – che, anche lui, abbia scelto degli asset ben precisi per la propria figura politica. Il modello sembra essere quello dei magnati di Wall Strett – hai presente il capo di Leonardo di Caprio in The Wolf of Wall Street? – degli anni ‘80. Le ragioni di questa scelta? Il riferimento è ovviamente all’impero economico che ha costruito in quel periodo.

L’accessorio immancabile degli outfit di Donald Trump è la cravatta: contrariamente a quella che era stata la tendenza negli ultimi anni a lasciarla nel cassetto, The Donald dimostra di voler dimostrare la propria autorità (e autorevolezza) nella scelta di questo dettaglio. Un aspetto curioso è la lunghezza di questo accessorio che viene portato, esclusivamente, fino a sotto la cintura, rendendo ancora più evidente e sgargiante le tonalità scelte. Del resto, chi può dimenticare la cravatta rossa – simbolo del partito repubblicano al quale appartiene – della notte della vittoria delle elezioni?

 

Le First Lady americane

Se esistono delle differenze sostanziali nello stile del Presidente degli Stati Uniti, si può dire la stessa cosa delle loro consorti. Insomma, dimmi che presidente sei e ti dirò come si veste la tua first lady.

Procedendo in ordine cronologico, negli ultimi anni Michelle Obama è stata identificata come un’icona di stile ed eleganza. Il suo maggiore pregio è stato quello di saper unire diversi stili a seconda delle occasioni e delle stagioni, sapendo mescolare sapientemente abiti di alta moda con altri decisamente più accessibili. La volontà di porsi sullo stesso piano del proprio elettorato (democratico) è stata dimostrata fin dagli accessori scelti per la cerimonia di insediamento del 2008, in occasione del quale Michelle ha indossato un paio di guanti di J.Crew, un brand americano di fascia medio bassa. Le scelte stilistiche della ex first lady hanno comunque fatto scuola, tanto da creare un “Effetto Michelle Obama sulla moda” un esempio? dopo la sua comparsa con quei famosi guanti, il valore di un marchio che prima era medio basso è stato improvvisamente triplicato. In fondo, non è anche questo un modo per contribuire al rilancio di alcune realtà?

Dallo stile diametralmente opposto e decisamente più classico, è l’attuale first lady Melania Trump. Fin dalla cerimonia del passaggio di consegne con Michelle, la moglie del Presidente degli Stati Uniti ha mostrato uno stile serioso, elegante ed estremamente femminile. In particolare il look era ispirato a quello indossato nella medesima circostanza dall’icona di stile Jacqueline Kennedy: un tailleur color carta da zucchero.

Tuttavia Melania Trump non è si è sempre dimostrata attenta al proprio modo di vestire, dimenticando a volte del ruolo istituzionale che ricopre e delle ripercussioni che anche un cappotto sbagliato possono comportare. È esattamente quello che è accaduto quando la donna ha sfoggiato una giacca di Zara con scritto – sulla schiena – “I really don’t care, do you?”: era un messaggio per il marito o l’elettorato spesso troppo critico nei suoi confronti? In ogni caso, questo outfit non è piaciuto agli americani!

Donne al potere, ma con il giusto stile

La tradizione inglese porta con sé una scuola di stile inconfondibile e iconica. Sarà per la presenza della casa reale che detta lo stile e il gusto, riscuotendo grande successo tra i propri sudditi (basti pensare ai cappellini indossati dalla regina Elisabetta), o forse per la necessità di differenziarsi dai cugini d’America, comunque le donne di potere londinesi hanno dimostrato in diverse occasioni di avere stile… e di saperlo dimostrare!

Per capire lo stile di Teresa May – la madre della Brexit – bisogna fare un passo indietro guardando alle scelte di stile compiute da Margaret Thatcher, una delle prime donne nella storia ad incarnare il concetto di power dressing: The Iron Lady, ha infatti saputo cogliere in maniera pionieristica quanto il giusto capo di abbigliamento costituisca uno strumento di marketing potentissimo. Nonostante fosse nota per le sue idee strettamente conservatrici, la donna non ha mai rinunciato ad abiti che – nonostante fossero molto semplici – ne hanno sempre esaltato la femminilità. Come dimenticare la nota “sottogiacca pussy-bow” (trad. con il fiocco al collo) che era in grado di stemperare la figura spesso troppo autoritaria?

Oggi Theresa May, sembra aver imparato la lezione di personal branding di Margaret, che – nonostante opti sempre per abiti eleganti e sobri, non sa rinunciare a qualche dettaglio significativo. Di recente si è mostrata in pubblico con un paio di scarpe leopardate che, per sua stessa ammissione, svolgono il compito di “rompere il ghiaccio”.

Se le donne di potere inglese dimostrano una spiccata predilezione per le gonne e per gli abiti, esiste una seconda scuola di pensiero in Europa – e che sta facendo scuola negli Stati Uniti – che ha come bandiera i pantaloni. L’emblema e modello è ovviamente la cancelliera tedesca Angela Merkel che, nel suo lungo mandato, si è sempre mostrata (sia nelle occasioni formali che in quelle più cozy) con uno stile decisamente maschile. Anche Hilary Clinton – quasi primo presidente donna degli stati uniti d’America – ha optato durante la sua campagna elettorale per outfit che erano un inno alla mascolinità. Le ragioni che hanno portato entrambe queste donne di potere ad optare per i pantaloni potrebbe essere la necessità di svolgere – sotto diversi punti di vista – delle funzioni di potere che di solito sono ricoperte dagli uomini. Tuttavia, non sarebbe meglio dimostrare una decisa sensibilità femminile che possa giovare al raggiungimento del proprio obiettivo?

 

Come si vestono gli uomini di potere italiani

Il panorama italiano è decisamente meno variegato rispetto a quello del resto d’Europa, in quanto manca ancora una figura femminile che possa decidere di “indossare i pantaloni”. Se infatti la tradizione politica italiana è tinta dei colori di blu, è altrettanto vero che ciascun uomo politico ha saputo interpretare il proprio stile alla luce della propria appartenenza politica e al messaggio che desiderava veicolare.

Primo fra tutti Silvio Berlusconi che si è sempre mostrato con un outfit da “self made man” che lasciava presagire – fin dagli albori – la sua necessità di mettere in luce attitudini imprenditoriali e intraprendenza. Il suo voler sperimentare si è riflesso anche in alcuni fashion crime davvero imperdonabili: ricordate quando nel 2004 – in occasione della visita ufficiale del primo ministro britannico Tony Blair della moglie – l’allora Premier ha sfoggiato un look total white inclusa una bandana.

Molto diverse sono invece le scelte di Matteo Renzi – ex sindaco di Firenze e Primo Ministro – che, nel contesti meno formali, non ha disdegnato il giubbotto di pelle e lo stile “alla Fonzie”.

Una riflessione a parte meritano due personaggi di spicco del panorama italiano: anche se non sono politici in senso stretto, si sono dimostrati particolarmente influenti sull’economia del nostro paese. Il primo di questi è stato Sergio Marchionne: nella sua vita da imprenditore ha saputo dimostrare integrità sia esteriore che interiore. Il suo segno riconoscibile? Il maglione blu girocollo che, dopo pochi mesi dalla prima comparsa, ha scatenato una vera e propria moda tra i manager italiani. Egli si è fatto portavoce di un modello di stile nuovo – chiamato da alcuni eleganza monotematica – ostentatamente senza cravatta, ma strategicamente informale ed elegante.

Ultimo, ma non per importanza, è Giorgio Armani: sovrano di un impero sconfinato, re Giorgio ha saputo porsi fin dalle prime sfilate, in maniera semplice ed essenziale, con quella maglietta blu che non solo lo ha fatto diventare un’icona di stile (come se ne avesse avuto bisogno), ma è diventato un vero e proprio “marchio di fabbrica”.

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Isabella Ratti

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